Il pretesto è stato un drammatico fatto di cronaca: Salim El Koudri, cittadino italiano di origini marocchine, è piombato sulla folla a Modena, alla guida di un’automobile, falciando ignari passanti. Secondo gli inquirenti, però, non si è trattato di un atto terroristico ma del gesto folle di un giovane con gravi problemi psichiatrici.
Di El Koudri non sappiamo nulla di più di quello che hanno scritto i giornali e le cronache non dicono se lui, nato in Italia, sia nato italiano o se la cittadinanza l’abbia ottenuta in seguito, ma sappiamo che del suo gesto dovrà rispondere davanti al giudice e il suo destino si compirà in un’aula di Tribunale. Secondo la proposta del segretario della Lega, però, in caso di condanna, El Koudri dovrebbe non solo scontare la pena ma anche perdere la cittadinanza, o almeno perdere dei punti-cittadinanza, proprio come accade con la patente.
Se mai venisse introdotta, una simile norma discriminerebbe tra chi, avendo commesso un reato, oltre a pagarne le conseguenze penali, potrebbe anche essere privato della cittadinanza e chi, invece, questa conseguenza non la subirebbe, perché cittadino italiano dalla nascita. Si verrebbero così a creare due diverse categorie di cittadini, distinti fra italiani “doc”, che non possono perdere la cittadinanza e stranieri naturalizzati a cui invece la cittadinanza potrebbe essere revocata, con effetti disastrosi per chi, una volta scontata la pena, verrebbe a trovarsi straniero nel proprio paese, o addirittura apolide, senza documenti, costretto a mendicare un permesso di soggiorno, respinto nella marginalità o destinatario di un provvedimento di espulsione, pur avendo saldato i conti con la giustizia.
Verrebbe così meno il principio costituzionale di uguaglianza davanti alla legge, per questo la cittadinanza a punti è un’idea pericolosa e razzista. Proporla, sull’onda dell’emozione provocata da eventi drammatici, è da irresponsabili, tantopiù in un paese che ha vissuto la vergogna delle leggi razziali.
Riflettendo sull’episodio sorgono spontanee alcune domande. Mi chiedo, ad esempio, quale dovrebbe essere in questo contesto il destino di quei due cittadini stranieri che, coraggiosamente, hanno partecipato alla cattura di El Koudri: la proposta di Salvini varrebbe solo per sottrazione oppure introdurrebbe anche un meccanismo premiale, facendo guadagnare punti a chi si è comportato in modo esemplare, rischiando la vita per assicurare la cattura del reo? Oppure quei cittadini stranieri che hanno contribuito a bloccarlo dovrebbero accontentarsi di una pacca sulle spalle? In questo caso vorrebbe dire che se, da straniero, ti comporti da buon cittadino, fai solo il tuo dovere, mentre quando, da italiano naturalizzato, ti comporti male, devi pagare conseguenze maggiori di quelle che pagherebbe un italiano “purosangue”.
Qualcuno mi dice che si è trattato solo di una “sparata”, una trovata pubblicitaria, perché comunque una legge così non passerebbe al vaglio costituzionale. Però non credo che si debbano prendere quelle parole con leggerezza, ignorarle, far finta che non siano state pronunciate e aspettare che il tempo e il silenzio le facciano dimenticare. Non si tratta solo di indignazione, ma di preoccupazione: vedo che, col passare del tempo vengono erosi diritti che davamo per acquisiti e che ciò che, fino a poco tempo fa, sembrava impronunciabile in pubblico, diventa velocemente accettabile.
In Italia, fino a pochi anni fa, si celebrava con ammirazione chi si impegna nel volontariato ed è attivo nella solidarietà; oggi le cose sono cambiate: per colpa della politica si guarda con fastidio a certe forme di attivismo sociale e chi soccorre migranti o protesta per il clima viene criminalizzato. in Germania il partito neonazista guadagna velocemente consensi e i partiti dell’arco costituzionale tentennano, rassegnati alla possibilità di doverci un giorno fare i conti in una possibile coalizione di governo, ipotesi fino a poco tempo fa esclusa e considerata inaudita. In molti paesi i principi costituzionali sono messi in discussione e non è detto che prima o poi questi attacchi non finiscano per impoverire la democrazia. Il discorso apertamente razzista, che mette in discussione la carta costituzionale e il diritto internazionale, è stato ormai sdoganato anche in Italia, dove gruppi neofascisti si aggirano per il paese promuovendo una proposta di legge per la “remigrazione”, un concetto di cui, fino a poco tempo fa, ci si sarebbe vergognati di parlare in pubblico. Certo, anche quella proposta, come quella recente di Salvini, è incostituzionale, ma chi garantisce che la Costituzione repubblicana non venga prima o poi modificata? Per tutti questi motivi la “sparata” salviniana non dovrebbe essere liquidata come un’innocua e improbabile uscita propagandista, il pericolo è insito nello stesso fatto che un Ministro della Repubblica, che ha giurato fedeltà alla Costituzione, abbia potuto enunciarla senza subire conseguenze.
Quella provocata da Salim El Koudri è stata una tragedia che ha recato molto dolore e provocato traumi gravissimi a gente innocente che dovrà farci i conti per il resto della vita. Che sia stato il gesto folle di uno squilibrato o un crimine studiato, l’episodio non deve essere sottovalutato, ma nemmeno strumentalizzato: il primo dovere è la solidarietà con le vittime.
Qualche giorno prima un altro grave fatto di cronaca aveva fatto inorridire tanti, quando un giovane cittadino maliano, Sako Bakari, è stato ucciso a Taranto da un branco di minorenni italiani, senza motivo, solo per odio razziale. In quell’occasione, però, il Ministro non è intervenuto, non ha proposto di revocare la cittadinanza a quei giovani, assassini, sì, ma con sangue italico nelle vene. Meglio così: anche quella è stata una tragedia, un crimine che porterà quei ragazzi ad essere giudicati in un’aula di tribunale. A noi resta il dovere di onorare il ricordo di un lavoratore ucciso senza colpa, impegnandoci ad estirpare il virus del razzismo. Dobbiamo indignarci per ogni violenza, ma anche per ogni proposta che quel virus lo alimenta e lo diffonde.
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