BRUXELLES – Fumata bianca sul regolamento rimpatri, dopo settimane di negoziati serrati tra il Parlamento Europeo, il Consiglio Ue e la Commissione per trovare la quadra (è il rito del trilogo, in cui si armonizzano i vari testi).

Le nuove norme imporranno obblighi di cooperazione con le autorità ai cittadini di Paesi terzi che non hanno diritto di soggiorno negli Stati membri, il ‘foglio di via’ unico a livello Ue nonché la possibilità di creare hub per i rimpatri al di fuori dei confini dell’Unione.

L’intesa, però, dev’essere ora approvata dalla commissione Libe e dalla plenaria. Uno dei nodi principali del negoziato ruotava intorno all’articolo 52 del regolamento, cioè i tempi di messa a terra della riforma. Le capitali chiedevano almeno due anni di tempo per le modifiche legislative nazionali mentre il Parlamento voleva un’attuazione pressoché immediata.

Alla fine si è trovato un compromesso. è stato infatti convenuto che il regolamento entrerà in vigore immediatamente dopo la data di decorrenza (il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale), come chiedeva il Parlamento, compresa la parte sugli hub di rimpatrio. Tuttavia, alcune disposizioni entreranno in vigore 12 mesi dopo, proprio per dare tempo ai 27 di modificare le leggi.

La posizione del Parlamento era stata approvata lo scorso 26 marzo dalla plenaria, con i voti del Ppe e delle forze di destra, mentre il Consiglio ha adottato la sua posizione lo scorso 8 dicembre 2025. A condurre i negoziati per l’Eurocamera è stato il relatore olandese Malik Azmani (Renew).

Come anticipato, il regolamento rimpatri introduce obblighi più stringenti per i migranti senza diritto di soggiorno, imponendo la cooperazione con le autorità e l’obbligo di lasciare il territorio dell’Ue. A questo proposito, la proposta introduce l’Ordine europeo di rimpatrio (ERO) per facilitare il riconoscimento delle decisioni adottate da altri Stati membri, anche se resterà inizialmente volontario. 

La riforma apre poi la strada ai ‘returns hub’ in Paesi terzi, destinati ad accogliere le persone oggetto di un ordine di espulsione in attesa del ritorno nel Paese d’origine o in uno Stato terzo (ma vanno negoziati gli accordi). Infine sono previste procedure più severe per le persone considerate una minaccia per la sicurezza pubblica.

“La rapida conclusione di questo dossier entro tempi ristretti riflette l’impegno delle istituzioni a stabilire una serie di norme Ue sui rimpatri efficaci nell’ambito di un sistema migratorio olistico”, afferma Nicholas A. Ioannides, vice ministro cipriota per la Migrazione e la Protezione Internazionale, della presidenza di turno. 

“L’accordo odierno - commenta soddisfatto il commissario agli Affari Interni Magnus Brunner - segna un altro passo importante nella riforma del sistema europeo di gestione della migrazione. Grazie alle nuove norme, abbiamo un maggiore controllo su chi può entrare nell’Ue, chi può rimanervi e chi deve lasciarla. Questo è ciò che i cittadini si aspettano ed è proprio ciò che stiamo realizzando”.

Nelle stesse ore, la Commissione Europea ha anche raccomandato a nove Paesi, tra cui l’Italia, di rimuovere gradualmente i controlli temporanei introdotti su porzioni delle frontiere interne all’area Schengen. L’esecutivo Ue ha pubblicato i suoi pareri sulla reintroduzione temporanea dei controlli alle frontiere interne da parte di Austria, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Slovenia e Svezia.

Il diritto dell’Ue consente la reintroduzione temporanea dei controlli alle frontiere interne a determinate condizioni, ma impone alla Commissione di esprimere un parere quando i controlli si protraggono per più di 12 mesi. I pareri valutano la necessità e la proporzionalità dei controlli alle frontiere interne notificati, nonché le misure alternative e di mitigazione adottate dagli Stati membri per limitare le conseguenze negative sulla circolazione transfrontaliera.

La Commissione “rimane impegnata a sostenere i principi di libera circolazione e sicurezza nell’area Schengen”.  I pareri di oggi includono raccomandazioni per consentire agli Stati membri di lavorare alla “graduale eliminazione e alla progressiva revoca dei controlli alle frontiere interne”.