JOHANNESBURG - Migliaia di manifestanti avvolti nelle bandiere sudafricane e armati di bastoni di legno sono scesi in strada in diverse città del Sudafrica per chiedere l’espulsione dei migranti irregolari, mentre negozi sono rimasti chiusi e molti lavoratori stranieri hanno evitato di uscire di casa.
Le proteste si succedono dopo la “scadenza” fissata dagli organizzatori per martedì (ora locale), data entro la quale tutti i migranti senza documenti avrebbero dovuto lasciare il Paese. Per molte comunità straniere, il messaggio è stato interpretato come una minaccia fisica. Migliaia di cittadini africani provenienti da altri Paesi avevano già abbandonato il Sudafrica prima della giornata di mobilitazione.
A Johannesburg, principale centro commerciale del Paese, e a Durban, città portuale, centinaia di persone hanno marciato sotto lo sguardo di polizia, veicoli blindati ed elicotteri. La maggior parte dei cortei è rimasta ordinata, ma a metà giornata erano già emersi episodi di violenza.
La polizia ha riferito di alcuni arresti per saccheggio, senza fornire ulteriori dettagli. A Thembisa, sobborgo a nord di Johannesburg, gruppi di rivoltosi hanno lanciato pietre contro agenti e presunti migranti, mentre colpi d’arma da fuoco sono stati uditi vicino al distretto commerciale centrale. Il Daily Maverick ha riferito dell’impiego di mezzi tattici a Benoni, nella parte orientale di Johannesburg, dopo minacce da parte di circa 500 manifestanti. A Soweto, secondo l’emittente pubblica SABC, alcune baracche appartenenti a cittadini stranieri sono state saccheggiate.
Almeno cinque persone sono morte nelle violenze che sono iniziate ad aprile. Migliaia sono state costrette a lasciare le proprie case o hanno visto attività e beni vandalizzati. In queste aggressioni, ricorrenti nel Sudafrica dal 2008, la distinzione tra migranti regolari e irregolari viene spesso cancellata.
Il gruppo March and March, guidato da una ex conduttrice radiofonica, nega l’accusa di star incitando alla violenza. La fondatrice Jacinta Ngobese sostiene che l’obiettivo sia indirizzare la rabbia verso il governo, non contro singole persone. Ha però ammesso che gli organizzatori non possono controllare ogni comunità.
Le marce attirano soprattutto sudafricani poveri o disoccupati, che accusano gli stranieri di sottrarre lavoro, alimentare criminalità e gravare sui servizi pubblici. Gli studiosi sociali contestano la solidità di queste accuse. A trent’anni dalla fine dell’apartheid, il Sudafrica resta profondamente diseguale, la crescita è debole e un terzo della popolazione è senza lavoro.
Il Paese rimane comunque la maggiore economia africana e continua ad attirare migranti. Secondo StatsSA, gli immigrati sono circa tre milioni, pari al 4% della popolazione: una quota bassa rispetto agli standard globali. Il dato pesa poco nelle strade. Lì, la crisi sociale ha trovato un bersaglio più vicino del governo.