JOHANNESBURG - Le tensioni sociali ed economiche in Sudafrica stanno scivolando verso una pericolosa radicalizzazione. Un’ondata di proteste contro l’immigrazione irregolare sta infiammando le principali città del Paese, sfociando in vere e proprie azioni di vigilantismo urbano. Nel quartiere di Alexandra, a Johannesburg, gruppi di manifestanti hanno dato vita a ronde organizzate, facendo irruzione nelle abitazioni private alla ricerca di cittadini stranieri privi di documenti per poi consegnarli direttamente alle forze dell’ordine.
Secondo diverse testimonianze raccolte da Reuters e rilanciate da Nbc News, tra le persone portate via con la forza figurano anche una donna e un bambino originari del Malawi. Durante le incursioni, c’è anche chi ha tentato disperatamente di difendersi esibendo i propri permessi, come un cittadino dello Zimbabwe che ha dichiarato di risiedere regolarmente nel Paese grazie allo Zimbabwean Exemption Permit, il programma speciale che consente a migliaia di suoi connazionali di vivere e lavorare legalmente in Sudafrica.
Le azioni sul campo sono state rivendicate apertamente dai vertici della mobilitazione: “Stiamo andando casa per casa a rimuovere gli stranieri”, ha dichiarato senza mezzi termini il leader comunitario Bongani Msomi durante la marcia ad Alexandra.
L’iniziativa si inserisce nella più ampia mobilitazione promossa dal movimento civico anti-immigrazione March and March, fondato nel 2024 dall’ex conduttrice radiofonica Jacinta Ngobese-Zuma. Subito dopo la scadenza del 30 giugno (un ultimatum simbolico concesso dall’organizzazione agli irregolari per lasciare il Paese) il movimento ha annunciato manifestazioni a cadenza settimanale, ogni giovedì, con cortei analoghi che hanno già sfilato anche a Soweto e Durban.
L’organizzazione attribuisce agli immigrati clandestini la responsabilità di gran parte della crisi economica nazionale, chiedendo controlli più severi alle frontiere, espulsioni di massa e una corsia preferenziale per i cittadini sudafricani nell’accesso alle scuole e alla sanità.
Le settimane di alta tensione hanno già provocato almeno quattro vittime straniere accertate, tra cui due cittadini mozambicani uccisi a Mossel Bay alla fine di maggio. La situazione è peggiorata tragicamente a seguito di un gravissimo episodio avvenuto martedì nell’area di Germiston, vicino a Johannesburg, denunciato dal governo del Mozambico come un aperto caso di “xenofobia”.
Secondo quanto riferito dalle autorità di Maputo, due propri connazionali e un cittadino sudafricano sono rimasti uccisi nell’attacco, mentre altri due mozambicani sono stati ricoverati in ospedale. La polizia sudafricana, pur confermando di aver aperto un’indagine su una sparatoria costata la vita a tre persone, ha precisato che il movente resta ancora da accertare e che le nazionalità delle vittime non sono state ufficialmente identificate.
Il governo del Mozambico ha inoltre denunciato che, nella stessa zona, ben 38 connazionali sono stati costretti ad abbandonare precipitosamente le proprie abitazioni dopo le incursioni compiute dai gruppi anti-immigrazione.
Il dilagante senso di insicurezza e il clima di forte paura hanno innescato un vero e proprio esodo preventivo dal Paese, spingendo decine di migliaia di cittadini originari di varie nazioni africane – tra cui Ghana, Kenya, Uganda e Liberia – a lasciare il Sudafrica per fare ritorno in patria. I dati ufficiali delineano una fuga di massa: il governo del Malawi ha reso noto che oltre 38.000 propri cittadini sono rientrati nelle ultime settimane a causa dei timori per la propria incolumità, mentre sono più di 60.000 le persone che hanno scelto di riattraversare il confine verso il vicino Zimbabwe.
Per ragioni di sicurezza pubblica, la polizia ha intensificato sia gli arresti di immigrati irregolari sia i dispiegamenti di agenti in assetto antisommossa durante i cortei, nel tentativo di arginare le violenze. Sulla crisi è intervenuto duramente il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, condannando con fermezza i metodi dei movimenti civici e le ronde.
Nel tentativo di allentare le pesanti tensioni diplomatiche con il resto del continente, il Capo di Stato ha esortato la popolazione a non usare i migranti come “capro espiatorio” per le profonde difficoltà economiche e sociali in cui versa il Paese. “I sudafricani non sono xenofobi”, ha difeso Ramaphosa, pur ammettendo l’esistenza di gravi ritardi e fenomeni di corruzione nella gestione dei flussi migratori. Il presidente ha però voluto tracciare una linea invalicabile sul rispetto della legalità, ricordando ai privati cittadini che non hanno alcun diritto di sostituirsi alle autorità: “L’applicazione delle leggi sull’immigrazione spetta allo Stato e allo Stato soltanto”.