MOSCA - La Cina starebbe aiutando attivamente la Russia a individuare le contromisure per silenziare ed eliminare Starlink, la rete di comunicazione satellitare di SpaceX fondamentale per le operazioni dell’esercito ucraino e utilizzata da Kiev, tra le altre cose, per colpire obiettivi in profondità nel territorio russo.  

Una minaccia concreta, quest’ultima, già denunciata nei giorni scorsi da fonti ucraine, secondo cui le forze di Mosca hanno iniziato a bersagliare la rete con blocchi di disturbo elettronico posizionati nei pressi dei potenziali bersagli. 

A svelare i dettagli di questa cooperazione clandestina è un’inchiesta congiunta condotta dal sito indipendente The Insider, dal settimanale tedesco Der Spiegel e dal quotidiano francese Le Monde. L’indagine ha portato alla luce i contenuti di una presentazione riservata, articolata in quattro slide cartacee, intercettata durante il Terzo Forum di cooperazione tecnico-militare tra Cina e Russia tenutosi a Guangzhou. Questo evento viene organizzato annualmente in segreto e, secondo quanto rivelato, un sesto incontro bilaterale è già in agenda per il dicembre del 2026 a San Pietroburgo.  

I documenti d’intelligence svelano un quadro di cooperazione militare strutturata molto più profondo rispetto alle semplici esercitazioni congiunte finora note. Le radici di questa intesa risalgono a negoziati segreti avvenuti a Mosca nel giugno del 2023 tra una delegazione cinese e la Almaz-Anantey, l’azienda del complesso militare-industriale russo che produce sistemi di difesa aerea.  

I patti siglati in quella sede si concentrano su programmi di sviluppo per armi multidominio, inclusi sistemi integrati di difesa aerea e missilistica di nuova generazione, tecnologie per l’intercettazione di missili balistici, manovre di testate e missili ipersonici. Le restanti presentazioni emerse dall’inchiesta riguardano infatti progetti di sviluppo condivisi che spaziano dall’ammodernamento dei veicoli corazzati fino all’aviazione militare. 

Il dossier analizzato a Guangzhou nel novembre del 2023 delinea l’impiego operativo di Starlink nella “Operazione Militare Speciale” (la formula russa per l’invasione dell’Ucraina) evidenziandone la natura decentralizzata, la capacità di fornire intelligence in tempo reale e il ruolo di backup in caso di distruzione del GPS.  

Per contrastare questo “blocco spaziale”, il documento propone una strategia su due fronti. Da un lato, l’offensiva militare prevede attacchi fisici costo-efficaci contro i satelliti (come l’uso di micro-pellet per distruggerne i pannelli solari), interferenze elettromagnetiche (jamming) e attacchi cyber tramite virus inoculati dai terminali di terra.  

Dall’altro, si suggerisce una pressione diplomatica e regolamentare congiunta per frenare SpaceX, sfruttando i presunti rischi di collisione in orbita e denunciando l’occupazione delle frequenze. L’obiettivo finale dei relatori è siglare un’alleanza tecnologica e di intelligence tra Pechino e Mosca per “rimodellare un nuovo equilibrio strategico con gli Stati Uniti”. 

I canali di scambio si sarebbe ulteriormente consolidati nel dicembre del 2024 durante un forum bilaterale svoltosi a Ekaterinburg. In quell’occasione la delegazione di Pechino avrebbe proposto ai russi di condividere i dati sui raid dei droni in Ucraina. La Cina, pur sviluppando intensamente i propri velivoli senza pilota, non dispone dell’esperienza diretta maturata sul campo dalle forze russe in questi anni di guerra.  

In cambio di questi dati operativi, i cinesi hanno offerto a Mosca tecnologie basate sull’intelligenza artificiale e la propria massiccia capacità manifatturiera per una produzione a volumi enormi, oltre alla fornitura di microchip ed elettronica avanzata in cambio di materie prime e componenti duali russi. 

Questi riscontri minano la postura ufficiale di Pechino, che continua a presentarsi come attore neutrale nel conflitto. Le scoperte potrebbero confermare invece i retroscena geopolitici emersi nel luglio del 2025, secondo cui il ministro degli Esteri cinese Wang Yi avrebbe confidato a porte chiuse all’alto rappresentante dell’Unione Europea, Kaja Kallas, che Pechino non intende tollerare una sconfitta russa in Ucraina. Al contempo, la condotta cinese si muove sul binario di un’escalation controllata: venerdì il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha confermato che Pechino ha esortato Mosca alla moderazione sulla retorica nucleare. 

La centralità di Starlink nel conflitto resta indiscutibile, rappresentando l’infrastruttura portante per le comunicazioni di Kiev dopo la distruzione dei ripetitori cellulari e delle linee fisse causata dai bombardamenti russi. Nei primi giorni dell’invasione del 2022, il CEO di SpaceX Elon Musk aveva fornito migliaia di terminali all’Ucraina. In seguito, tuttavia, Musk ha alimentato narrazioni filorusse e, in una circostanza, ha disattivato personalmente la copertura satellitare per bloccare un attacco ucraino nella Crimea occupata, sostenendo che l’azienda non potesse rendersi complice di azioni belliche. 

Anche la Russia è riuscita a lungo ad accedere ai servizi di Starlink acquistando i terminali tramite Paesi terzi per aggirare le sanzioni. Questo canale si è però interrotto bruscamente nel febbraio del 2026, quando Kiev ha introdotto insieme a SpaceX un sistema di verifica rigoroso che consente il funzionamento dei soli terminali autorizzati all’interno dell’Ucraina.  

Il blocco ha causato un blackout comunicativo tra le file dell’esercito russo, tanto che l’intelligence statunitense ha attribuito i contestuali progressi sul campo delle truppe di Kiev proprio alla disattivazione dei terminali russi. Dal canto suo, Mosca ha tentato di sviluppare un’alternativa domestica a Starlink denominata Rassvet, ma il programma ha portato in orbita solo un numero limitato di satelliti, uno dei quali risulta già disperso nello spazio.