TAIPEI - Taiwan si barrica in vista dell’arrivo del più grande tifone degli ultimi tre decenni. Con un immenso raggio d’azione dei venti forti pari a 380 chilometri (240 miglia), il tifone Bavi si sta abbattendo sulla regione, spingendo le autorità a disporre l’evacuazione di oltre mille persone dalle proprie case, oltre alla chiusura preventiva di uffici e scuole in tutta la parte settentrionale e orientale dell’isola, inclusa la capitale Taipei.  

Secondo i modelli meteorologici, la tempesta colpirà direttamente il nord e l’est del territorio taiwanese, così come le remote isole sud-occidentali del Giappone, tra venerdì e sabato, prima di dirigersi nel fine settimana verso la Cina orientale, un’area già flagellata in settimana da perturbazioni letali. 

Bavi aveva toccato terra lunedì 6 luglio sull’isola di Rota, nel territorio statunitense delle Isole Marianne Settentrionali, investendo l’area di Guam come super tifone. Successivamente, durante lo spostamento attraverso l’Oceano Pacifico, è stato declassato a tifone moderato. L’Agenzia Meteorologica Centrale (CWA) ha riferito che venerdì la tempesta registrava venti massimi sostenuti di 162 chilometri all’ora vicino al suo centro, con raffiche capaci di raggiungere i 198 chilometri all’ora, segnando una velocità inferiore rispetto a quella misurata giovedì.  

“È probabile che il tifone continui a indebolirsi perché le condizioni ambientali non sono favorevoli”, ha spiegato il meteorologo della CWA Wang Ping-hsiang, precisando tuttavia che “l’impatto maggiore è previsto a Taipei, Nuova Taipei, Keelung e Yilan, mentre le precipitazioni più intense sono previste per le aree montuose di Taiwan centrale e settentrionale”. 

Proprio per via del suo esteso campo di vento, i timori restano altissimi. Si prevede infatti che il fronte nuvoloso possa scaricare fino a un metro di pioggia, sollevando lo spettro di devastanti inondazioni e smottamenti. L’allerta per mare e terra ha già investito dodici contee e regioni dell’isola. La macchina dei soccorsi si è attivata in particolare nella contea montuosa di Hualien, nell’est del Paese, dove si è concentrata la maggior parte degli evacuati e dove i tecnici stanno monitorando con estrema attenzione la stabilità di due dighe di sbarramento naturale.  

Di fronte a questo scenario, il presidente taiwanese Lai Ching-te è intervenuto pubblicamente su Facebook per esortare la popolazione alla “massima allerta”, sottolineando che “sebbene il tifone si sia leggermente indebolito e sia ora classificato come tifone moderato, il suo esteso campo di vento potrebbe comunque portare forti venti e piogge torrenziali in varie aree”. 

L’ansia è palpabile soprattutto nella città portuale di Keelung, indicata come uno dei territori più esposti all’impatto. Qui i residenti si sono riversati in massa nei mercati di prodotti freschi per fare scorta di frutta e verdura, mentre i commercianti a livello stradale e i venditori ambulanti hanno sigillato le finestre con il nastro adesivo, ammassato sacchi di sabbia agli ingressi e messo in sicurezza i propri banchi. Persino in un tempio locale si è provveduto a coprire e legare saldamente una statua situata all’aperto. 

Il passaggio ravvicinato del tifone ha provocato un vero e proprio blocco nei collegamenti. Le autorità hanno registrato la cancellazione di oltre 900 voli e lo stop a 114 corse di traghetti su 14 rotte marittime, isolando temporaneamente Taiwan sia dai suoi arcipelaghi periferici sia dalla Cina continentale.  

Chen Yen-po, presidente ad interim della società aeroportuale dello scalo di Taoyuan, ha comunque assicurato il massimo sforzo sul piano della prevenzione, spiegando che sono state potenziate le barriere difensive nelle aree chiave della struttura e aggiungendo che “a partire dalle 4 del mattino del 12 luglio, man mano che il tifone si allontanerà gradualmente, le compagnie aeree riprenderanno i voli a seconda delle condizioni meteorologiche”. 

Mentre si attende l’evoluzione della perturbazione su Taiwan, i territori vicini contano già i primi danni. Nelle Filippine, il passaggio di Bavi ha provocato una drammatica frana sull’isola meridionale di Mindanao, causando la morte accertata di cinque persone e la scomparsa di altre sei, secondo i dati diffusi dalle forze di polizia.  

Parallelamente, il clima estremo ha gettato nel caos la Cina meridionale e centrale nel corso dell’ultima settimana: le violente tempeste hanno provocato almeno 39 morti, l’esondazione di dozzine di fiumi e il cedimento della diga di un bacino idrico, aumentando la preoccupazione per i possibili effetti del secondo imminente impatto di Bavi sulla terraferma cinese.