WASHINGTON - Israele ha condiviso con l’amministrazione Usa informazioni riservate di intelligence che indicherebbero un piano inedito orchestrato dall’Iran per uccidere Donald Trump. A rivelarlo è il Wall Street Journal, secondo cui questa segnalazione segnerebbe un’ulteriore, drammatica escalation nella guerra in corso tra Washington e Teheran.
Da anni l’Iran promette apertamente di vendicarsi di Trump per l’assassinio di Qassem Soleimani, l’alto generale del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ucciso durante il primo mandato del tycoon. Una minaccia concreta, a cui lo stesso leader statunitense aveva fatto esplicito riferimento mercoledì parlando con i giornalisti ad Ankara, in Turchia: “Vogliono eliminare il leader degli Stati Uniti, cioè me. Sono in tutte le liste. Ho visto stamattina che sono in ognuna di esse. E finora, credo di essere stato un po’ fortunato, ma forse non durerà a lungo”.
La notizia del complotto iraniano ha immediatamente riacceso i riflettori e i dubbi sulla sicurezza del nuovo Air Force One, il velivolo donato dal Qatar alla presidenza statunitense. Secondo quattro funzionari statunitensi citati dalla Cnn, la decisione del presidente di decollare dalla Turchia a bordo del vecchio modello dell’Air Force One è stata dettata, almeno in parte, da precise valutazioni difensive legate all’inasprimento delle tensioni con l’Iran. L’apparato di sicurezza ha infatti preferito che il Capo di Stato viaggiasse su un aereo costruito da zero per gli standard Usa piuttosto che su un mezzo recentemente riconfigurato dopo la donazione di Doha.
Di fronte alle indiscrezioni, la Casa Bianca è intervenuta pubblicamente in difesa dell’aeromobile regalato dal Qatar e riallestito dal Pentagono. “Il nuovo Air Force One è un aereo all’avanguardia, dotato di protocolli di sicurezza di alto livello che garantiscono la protezione del presidente e del suo staff”, ha dichiarato il direttore della comunicazione, Steven Cheung. “Come il presidente ha detto recentemente, ci sono molti nemici degli Stati Uniti che hanno messo nel mirino la sua persona, e noi utilizziamo ogni strumento a nostra disposizione, compresi la distrazione e il depistaggio, per affrontare queste minacce”, ha poi ammesso il portavoce.
L’intera gestione degli spostamenti presidenziali ha assunto i contorni di una vera e propria operazione di mascheramento. Trump ha utilizzato la vecchia versione dell’aereo per lasciare il vertice Nato di Ankara alla volta della base della Royal Air Force di Mildenhall, nel Regno Unito, mentre il jet qatariota è stato fatto volare separatamente verso la medesima destinazione. Solo da lì il presidente ha reimbarcato lo staff sul nuovo modello per fare rientro negli Stati Uniti.
Interpellato sulla singolare staffetta nei cieli, Trump ha cercato di minimizzare parlando di una scelta dettata dalla “nostalgia” e spiegando che il nuovo aereo era stato dislocato a Mildenhall solo affinché le truppe statunitensi di stanza nella base potessero visitarlo. Quando però gli è stato chiesto direttamente se il cambio di programma fosse dovuto alle minacce di Teheran, il presidente ha evitato una smentita, limitandosi a confermare di essere un obiettivo prioritario.
Ad aumentare la segretezza attorno al trasferimento diplomatico si è aggiunto un ordine insolito: ai giornalisti accreditati a bordo è stato imposto di tenere i parasole dei finestrini rigorosamente abbassati durante l’intera trasvolata dalla Turchia alla Gran Bretagna, senza che venisse fornita una motivazione ufficiale. Domandato sul perché di tale misura, Trump ha risposto in modo evasivo attribuendo la colpa alla presenza di “sleazebags (depravati, ndr) qui intorno”.
Sullo sfondo dei timori per l’incolumità del presidente resta intanto il complesso asse politico tra Washington e Tel Aviv. Nelle ultime settimane i rapporti tra Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si sono parzialmente incrinati a causa di divergenze strategiche sulla gestione della crisi in Medio Oriente. Netanyahu insiste sulla necessità di proseguire i raid militari contro il territorio iraniano per raggiungere ulteriori obiettivi bellici; al contrario, Trump sta cercando una via d’uscita diplomatica dal conflitto, preoccupato che un prolungato scontro regionale possa provocare il crollo dell’economia globale.
Nonostante le frizioni, i canali di comunicazione rimangono aperti: secondo una nota diffusa dall’ufficio del premier israeliano, i due leader si sono sentiti telefonicamente e hanno concordato di mantenere saldo il “coordinamento tra i due Paesi”, colloquio durante il quale Trump ha aggiornato Netanyahu sulle ultime operazioni condotte dalle forze statunitensi nelle acque del Golfo.