ROMA - La manifestazione di Napoli doveva essere una prova di forza e di unità per Pd, M5s e Avs. Il giorno dopo, però, il bilancio appare più complicato.  

Le contestazioni in piazza di disoccupati e Potere al popolo hanno guastato l’iniziativa, e soprattutto la frase di Giuseppe Conte sulla Russia ha aperto un nuovo fronte di tensione dentro al campo largo. 

Il leader del Movimento 5 Stelle, dal palco, ha attaccato la corsa al riarmo sostenendo che “stanno costruendo una minaccia russa per convincerci che dobbiamo armarci fino ai denti”.  

Parole che hanno provocato reazioni dure nell’area riformista del Pd e tra i centristi, ma che non sarebbero state accolte con favore nemmeno da una parte del gruppo dirigente dem e da Avs. 

Nel Pd c’è chi ricorda che sui rischi della scelta di Napoli erano arrivati diversi avvertimenti. Anche il sindaco Gaetano Manfredi - secondo quanto filtra - aveva preannunciato il clima difficile, tra le mobilitazioni dei disoccupati e le critiche di Potere al popolo all’amministrazione comunale e alla Regione. 

La parte più delicata resta però quella politica. Schlein, Bonelli e Fratoianni avevano evitato di entrare sui temi più divisivi, a partire dall’Ucraina, mentre Conte ha scelto di rilanciare la sua linea contro il riarmo, con una frase che ha riaperto il nodo del rapporto con la Russia.  

La segretaria del Pd, invece, ha sempre definito “criminale” la guerra di Vladimir Putin contro l’Ucraina e ripete che l’Europa rischia di restare schiacciata tra “l’aggressività militare di Putin” e “quella commerciale di Trump”. 

In questo clima si ragiona anche sul possibile rinvio della seconda manifestazione unitaria, prevista per il 15 luglio a Padova. La motivazione ufficiale sarebbe la sovrapposizione con le votazioni sulla legge elettorale alla Camera, terreno su cui i partiti del campo largo sono impegnati, ma dopo l’appuntamento di Napoli c’è chi considera utile prendere tempo per preparare meglio il prossimo passaggio pubblico. 

Il rischio, spiegano fonti del Pd, è però che un rinvio venga letto come una conseguenza diretta delle difficoltà emerse a Napoli. “L’idea di rinviare la data di Padova circolava già da giorni, ora sembra che lo facciamo perché ieri è andata come è andata”, osserva un dirigente democratico. Una soluzione potrebbe essere uno slittamento di pochi giorni, per evitare l’immagine di una fuga e provare a rilanciare il percorso unitario senza cancellare l’appuntamento.