LISBONA (PORTOGALLO) - Emozionato ma deciso. Nel giorno del decimo anniversario del trionfo a Euro2016, il Portogallo presenta Jorge Jesus come nuovo ct. Toccherà a lui, 72 anni fra un paio di settimane, prendere il testimone da Roberto Martinez dopo un Mondiale al di sotto delle aspettative, concluso agli ottavi per mano della Spagna.
Alla prima esperienza su una panchina di una nazionale ma fra gli allenatori più vincenti del calcio lusitano, non solo in patria ma anche all’estero (vedi la Libertadores col Flamengo), Jesus mette subito le cose in chiaro, a partire da quella frase - “Veniamo per vincere” - che ha accompagnato sui social l’ufficialità del suo ingaggio. “Quello è il nostro slogan. Siamo convinti che quando arriviamo in posto, vinceremo. Questa è una nazionale nella quale possiamo credere e che possiamo valorizzare. Per me è un grande orgoglio avere l’opportunità di guidare una delle migliori nazionali del mondo e soprattutto la nazionale del mio Paese. Ora sono l’allenatore di 12 milioni di portoghesi, tutti desiderosi di vincere. E ho anche delle certezze assolute: voglio che il Portogallo sia unito, come lo è stato nell’ultimo Mondiale”.
Jesus, che ha rinunciato al faraonico ingaggio dell’Al Nassr per coronare il sogno di diventare ct del Portogallo firmando fino al 2030, sa che “vincere non dipende soltanto dall’allenatore, dai giocatori o da ciò che accade in campo. Ma non faremo sconti a nessuno, non avremo paura di confrontarci con chiunque. Da questo momento in poi getteremo le basi affinché il 24 settembre, nella nostra prima partita contro il Galles, si possa vincere. Questa è la nostra strada”.
Per il neo ct lusitano non c’è grande differenza fra allenare una squadra di club oppure una nazionale, “l’unica è che non hai così tanti giorni per lavorare. Mi adatterò alle circostanze, sono pronto a farlo”. La pressione non è un problema (“Ovunque vado, è per vincere. Mi piace assumermi responsabilità”), così come la carta d’identità: “Ho 71 anni ma me ne sento 50. Sono in salute, pronto ad affrontare una sfida difficile e convinto che vinceremo”. Inevitabile, però, che il tema principe quando si parla di Portogallo è Cristiano Ronaldo, con cui Jesus ha condiviso qualche mese fa la vittoria del titolo saudita con l’Al Nassr. CR7 non ha chiarito se continuerà o meno con la nazionale ma il neo ct prende di petto la questione e assicura: “Non ho ancora parlato con Cris ma non sarà mai un problema per la Nazionale né per me. Ognuno può pensarla come vuole”.
“Cristiano è un simbolo del calcio portoghese, è facilissimo lavorare con lui - insiste - Basta capire fino a dove può arrivare lui e fino a dove posso arrivare io. Sarà sempre lui a decidere cosa vuole fare nella sua carriera. Se giocherà e sarà convocabile, lo convocherò, nei limiti e nelle condizioni che riterrò migliori per la Nazionale”.
La gestione di CR7, insomma, non lo spaventa e a questo proposito ricorda che “la scorsa stagione l’Al Nassr ha disputato 50 partite e lui ne ha giocate 31. In campionato l’ho sostituito 16 volte. Non c’è mai stata confusione fra i ruoli. Ciò che è importante è il rendimento dell’atleta. Se il giocatore non sta rendendo, chiunque esso sia, se deve essere sostituito, viene sostituito. Se guardate al mio passato, il nome non conta: un giorno a Neymar - che ha allenato all’Al Hilal - ho detto ‘tu, basta’. Quello che riterrò migliore per la squadra, per la Nazionale, è ciò che verrà fatto”.
E il presidente della Federcalcio portoghese, Pedro Proença, non ha dubbi a riguardo: “Abbiamo scelto un commissario tecnico con il profilo che rappresenta esattamente ciò che vogliamo per questa nuova fase: leadership, ambizione e risultati. Jorge Jesus assume oggi la missione di preparare una nazionale capace di competere e vincere la prossima Nations League, l’Europeo 2028 e il Mondiale 2030, che avremo l’orgoglio di organizzare in casa nostra”.