SYDNEY – Il mercato australiano degli affitti ha registrato il passo di crescita più lento da quasi due anni, smentendo per il momento le previsioni di un forte aumento dei canoni dopo le modifiche di bilancio agli incentivi fiscali per gli investitori immobiliari.
Secondo i dati diffusi da Cotality, a Sydney gli affitti sono diminuiti dello 0,4 per cento nel terzo trimestre, accompagnando un rallentamento più ampio a livello nazionale.
In tutta l’Australia i canoni sono aumentati dello 0,5 per cento nel trimestre, contro l’1,6 per cento dei tre mesi precedenti e il 2,1 per cento del primo trimestre.
La crescita annuale è scesa dal 5,9 al 5,5 per cento, anche se il canone mediano nazionale ha raggiunto il nuovo massimo di 713 dollari alla settimana.
Il direttore della ricerca di Cotality, Tim Lawless, ha spiegato che il mercato sta mostrando segnali di rallentamento perché sempre più inquilini hanno raggiunto il limite di ciò che possono permettersi.
Secondo Lawless, le famiglie stanno reagendo formando nuclei più numerosi, restando più a lungo nella casa dei genitori oppure cercando abitazioni più economiche in zone meno costose.
Anche i tassi di sfitto stanno risalendo dopo i livelli eccezionalmente bassi registrati negli anni successivi alla pandemia.
A livello nazionale, il tasso era sceso al minimo storico dell’1,5 per cento a febbraio, per poi salire all’1,7 per cento nei trimestri di marzo e giugno e raggiungere il 2,1 per cento a settembre.
A Sydney, la quota di immobili disponibili è arrivata al 2,5 per cento, rispetto all’1,8 per cento di un anno prima.
Lawless ha osservato che gli affitti sono aumentati molto più rapidamente dei redditi negli ultimi sei anni e che le difficoltà legate al costo della vita continuano a limitare la capacità delle famiglie di sostenere ulteriori rincari.
Secondo il ricercatore, la crescita dei canoni potrebbe essere arrivata, o essere molto vicina, al proprio limite.
Il rallentamento viene registrato dopo le modifiche introdotte dal Partito laburista al negative gearing e allo sconto sulla tassa sulle plusvalenze.
Nella manovra economica, il governo aveva previsto che le nuove regole avrebbero aggiunto circa due dollari alla settimana ai canoni rispetto a quanto sarebbe avvenuto senza modifiche.
Diversi gruppi del settore immobiliare, tra cui Master Builders, Property Council e Real Estate Institute of Australia, avevano invece commissionato analisi che prospettavano effetti più sostenziosi, sostenendo che una riduzione degli investitori avrebbe comportato una minore offerta di immobili e quindi affitti più elevati.
Anche il ministro ombra del Tesoro Tim Wilson aveva previsto un aumento dei canoni d’affitto, richiamando quanto accaduto negli anni Ottanta quando Paul Keating abolì temporaneamente il negative gearing.
L’economista indipendente Saul Eslake ha però contestato questa lettura, osservando che nel 1986 gli affitti aumentarono in modo marcato soltanto a Sydney e Perth, dove i tassi di sfitto erano già particolarmente bassi.
Eslake ha inoltre ricordato che una casa non acquistata da un investitore viene generalmente comprata da un proprietario-occupante, riducendo contemporaneamente sia l’offerta sia la domanda sul mercato degli affitti.