WASHINGTON – L’amministrazione del presidente Donald Trump ha congelato alcune pratiche per il rilascio delle green card presentate da Microsoft, Adobe e da diversi grandi gruppi dell’esternalizzazione informatica, ampliando la campagna di controlli sui programmi destinati ai lavoratori stranieri qualificati.
Il provvedimento riguarda il processo di certificazione permanente del lavoro, noto come PERM, necessario per gran parte delle green card basate sull’occupazione.
Il segretario al Lavoro Keith Sonderling ha spiegato che la sospensione interesserà anche Cognizant, Infosys, Tata Consultancy Services, Wipro, HCL Technologies e Capgemini.
“Non accetteremo nuove domande né elaboreremo quelle pendenti che coinvolgono queste aziende”, ha dichiarato.
Il vicepresidente JD Vance ha presentato l’intervento come parte di una politica destinata a privilegiare l’occupazione nazionale.
“Il nostro messaggio a Microsoft è: siete una grande azienda americana, ma dovete assumere grandi lavoratori americani”, ha affermato.
Il programma PERM impone ai datori di lavoro di dimostrare che l’assunzione di un dipendente straniero non danneggerà salari, condizioni di lavoro o opportunità occupazionali dei lavoratori statunitensi. Una volta approvate dal Dipartimento del Lavoro, le domande passano a US Citizenship and Immigration Services.
La sospensione non sembra incidere direttamente sugli attuali titolari di visti H-1B, utilizzati dalle imprese per impiegare temporaneamente lavoratori stranieri qualificati.
Potrebbe però interrompere una delle principali strade attraverso cui le aziende sponsorizzano successivamente questi dipendenti per ottenere la residenza permanente.
Le società informatiche indiane Infosys, Tata Consultancy Services, Wipro e HCL, insieme a Cognizant, figurano da tempo tra i principali utilizzatori del programma H-1B.
Secondo i dati USCIS citati, Amazon è stato il maggiore datore di lavoro di beneficiari H-1B approvati nell’anno fiscale 2026, seguito da Tata Consultancy Services, Infosys, Apple e Microsoft.
Parallelamente, l’amministrazione ha aperto indagini su nove prestigiose università, accusate di un possibile uso improprio dei visti J-1 per visitatori partecipanti a programmi di scambio.
Tra gli istituti citati figurano Harvard, Yale, Stanford, Brown e il Massachusetts Institute of Technology.
Vance ha sostenuto che alcuni atenei avrebbero utilizzato questi strumenti per portare studenti e altri partecipanti internazionali negli Stati Uniti riducendo di fatto il potere contrattuale dei lavoratori americani.
L’ispettore generale del Dipartimento del Lavoro Anthony D’Esposito ha riferito che sono già stati notificati mandati di comparizione nell’ambito delle indagini.
Le nuove misure seguono altri interventi adottati negli ultimi mesi contro i programmi per lavoratori qualificati, tra cui Project Firewall e la tassa una tantum da 100mila dollari sulle nuove richieste H-1B per personale assunto direttamente dall’estero.
La decisione viene presa nonostante i rapporti più stretti tra la Casa Bianca e diversi dirigenti del settore tecnologico, impegnati anche a chiedere una regolamentazione meno rigida dell’intelligenza artificiale.