SYDNEY - La Reserve Bank of Australia (RBA) ha alzato i tassi d’interesse di 0,25 punti percentuali, portandoli dal 4,10 al 4,35 per cento.

È il terzo rialzo del 2026, dopo quelli di febbraio e marzo, e riporta il costo del denaro al livello di febbraio 2025, annullando per intero il ciclo di tagli avviato lo scorso anno.

La decisione, giunta a una settimana dalla presentazione del bilancio federale del 12 maggio, è stata presa a maggioranza: otto membri del consiglio hanno votato per l’aumento di 25 punti base, mentre uno avrebbe preferito lasciare i tassi invariati. I mercati finanziari avevano già prezzato una probabilità di circa l’80 per cento di un rialzo.

A spingere la RBA è stata la nuova fiammata dell’inflazione. A marzo, l’indice generale è salito dal 3,7 al 4,6 per cento, ben oltre la fascia obiettivo della Banca centrale, fissata tra il 2 e il 3 per cento. Il fattore più pesante è stata la voce carburanti, con un aumento del 32,8 per cento nel mese, legato alla guerra in Medio Oriente.

La RBA ha avvertito che il rincaro dei carburanti potrebbe produrre effetti secondari su beni e servizi, aggiungendosi a un’inflazione già elevata all’inizio del 2026 per le pressioni sulla capacità produttiva dell’economia. L’inflazione di fondo (trimmed mean), che esclude gli shock più estremi, è rimasta al 3,3 per cento.

Il ministro del Tesoro Jim Chalmers, intervenuto a Canberra poco dopo la decisione, ha riconosciuto il peso del nuovo rialzo sulle famiglie. Ha detto che l’Australia affronta “una sfida inflazionistica” aggravata dalla guerra in Medio Oriente e che uno degli effetti del conflitto “dall’altra parte del mondo” è l’aumento dei costi per gli australiani, in particolare alla pompa di benzina.

Chalmers ha però respinto le accuse di chi attribuisce l’inflazione soprattutto al governo.

Secondo il ministro, è sbagliato sostenere che il bilancio federale sia “l’unico motore” della crescita dei prezzi. Ha anche sottolineato che la dichiarazione della RBA non indica la spesa pubblica come fattore alla base della decisione di alzare i tassi.

Chalmers ha ammesso che la spesa del governo contribuisce in parte alla domanda, ma ha insistito sulla necessità di mantenere prospettiva: il problema, ha detto, è più ampio e nasce anche da shock internazionali. Per questo, ha promesso che il bilancio sarà “responsabile”, con l’obiettivo di non aggiungere altra pressione su prezzi e tassi.