KIEV - La tensione tra Ucraina e Israele è giunta a un punto di rottura dopo l’attracco al porto di Haifa di una seconda nave carica di cereali che, secondo Kiev, sarebbero stati mietuti illegalmente nei territori occupati dalle forze russe. Sulla questione è intervenuto duramente il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, equiparando l’acquisto delle derrate a un reato: “In tutti i paesi normali, l’acquisto di merce rubata comporta responsabilità penali”.
La crisi è precipitata nelle ultime 48 ore attraverso un teso scambio tra i ministeri degli Esteri, iniziato quando il ministro ucraino Andriy Sybiha ha utilizzato X per esortare Israele ad astenersi dall’acquisto delle derrate per non compromettere le relazioni amichevoli tra i due Paesi.
L’omologo israeliano Gideon Saar ha risposto invitando Sybiha a non condurre rapporti diplomatici sui media e, pur assicurando che la questione sarà esaminata, ha sottolineato che le accuse non sono prove e che Kiev non avrebbe presentato una richiesta formale di assistenza giudiziaria prima di rivolgersi ai social.
Non soddisfatto dalla replica, Sybiha ha convocato nuovamente l’ambasciatore israeliano per consegnare una nota di protesta formale in cui Kiev definisce l’accaduto una pratica sistematica che crea le condizioni per la vendita di grano rubato, stigmatizzando l’atteggiamento di Israele come ostile.
Ad accendere la miccia è stato l’ingresso nella baia di Haifa, la mattina del 26 aprile, della Panormitis, nave battente bandiera panamense. Secondo l’inchiesta della giornalista Kateryna Yaresko del progetto SeaKrime, la nave sarebbe partita dal porto russo di Kavkaz con 6.200 tonnellate di grano e 19.000 tonnellate di orzo, rifornita tramite trasbordi da imbarcazioni provenienti dai territori occupati.
Non si tratta di un caso isolato. All’inizio di aprile, la nave russa Abinsk aveva già scaricato ad Haifa 44.000 tonnellate di grano sospetto. Un’inchiesta del quotidiano Haaretz conferma che almeno quattro carichi di grano ucraino rubato sarebbero già stati scaricati in Israele dall’inizio dell’anno attraverso la cosiddetta “flotta ombra” del Cremlino.
L’Ucraina sottolinea un’amara contraddizione: Kiev ha recentemente rafforzato la sicurezza di Israele riconoscendo il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche e l’ala militare di Hezbollah come organizzazioni terroristiche. Per Zelensky, permettere lo scarico del grano è “incompatibile con il sostegno dichiarato da Israele alla sovranità ucraina e mina la fiducia reciproca”.
Kiev ha quindi annunciato la preparazione di un pacchetto di sanzioni destinato a tutti i soggetti coinvolti nel traffico. Anche l’Unione Europea segue la vicenda con attenzione: un portavoce della Commissione ha espresso al Times of Israel la condanna di Bruxelles per ogni azione che contribuisca a finanziare la guerra russa, sollevando a sua volta la minaccia di sanzioni.
Le relazioni tra i due Paesi rimangono fragili nonostante il nemico comune, l’Iran. Tel Aviv continua infatti a non fornire aiuti militari diretti a Kiev per preservare il delicato equilibrio con Mosca nello scacchiere mediorientale; per ritorsione, Zelensky ha escluso Israele dal suo recente tour diplomatico in Medio Oriente, preferendo dialogare con altri attori regionali per approfondire la cooperazione in materia di sicurezza.