BUENOS AIRES – Nel dibattito sulla legge per la cittadinanza italiana, si inserisce Italia Viva Sudamerica, con una proposta definita “di buon senso pratico” da Nicolás Fuster, coordinatore del partito per il continente sudamericano.

“Da una parte, la situazione precedente al decreto Tajani era insostenibile e questo andava detto – afferma –. A ottenere la cittadinanza erano in molti casi persone prive da almeno un secolo di qualsiasi legame con l’Italia, la sua lingua e la sua cultura. E tutto a spese di altri italiani, che pagavano con le loro tasse il lavoro dei consolati”.

Dall’altra parte – anzi, sull’altra sponda dell’oceano – c’è un Paese in forte crisi demografica che nel 2027, secondo previsioni di Eurostat, avrà la più alta percentuale al mondo di over 65.

E allora, che fare?

“Non vogliamo eliminare diritti e nemmeno tradire lo spirito dello ius sanguinis – spiega Fuster –. Io stesso sono discendente di un signore nato nel 1858, il nonno di mia nonna, e l’Italia mi ha dato un’opportunità. Non solo un passaporto ma anche la possibilità di studiare e laurearmi”.

È altrettanto vero, però, che i diritti devono accompagnarsi a doveri, a cominciare dalla conoscenza della lingua, cultura, leggi del Paese di cui si è cittadini.

“Per questo noi proponiamo che la cittadinanza possa essere richiesta da chiunque discenda da italiani, senza limiti generazionali – afferma Fuster –. Il candidato dovrebbe creare il dossier con tutta la documentazione in Argentina, Uruguay o Brasile, per citare gli Stati dove la presenza italiana è più forte”.

Una volta verificata la documentazione, il Consolato darà un nulla osta che permetterà all’interessato di soggiornare in Italia un anno, per studio o lavoro, e completare lì tutto il processo. “In questo modo i Consolati sarebbero sollevati da una parte del lavoro e in Italia arriverebbero forze giovani – continua Fuster –. Durante l’anno di soggiorno, la persona si sarà creata un giro di amici e affetti, avrà imparato l’italiano, avrà conosciuto la nostra cultura”.

Il processo terminerebbe con un’intervista in italiano, per dimostrare la buona conoscenza della lingua. “A quel punto contiamo che molti ‘nuovi cittadini’ sceglieranno di restare, grazie al fatto di essersi inseriti nel contesto sociale”.

Per Nicolás si creerebbe una situazione win-win: giovani in età lavorativa che arrivano in Italia, che consumano e pagherebbero le tasse, oltretutto provenienti in gran parte da Paesi affini per religione e cultura. “Una legge bipartisan – aggiunge – che renderebbe felici sia la sinistra, dato che non si toccano i diritti, sia la destra, perché non si drenerebbero risorse per l’assistenza, anzi”.

E che rispondere a chi protesta che ci si occupa più di discendenti di italiani dell’Ottocento che di persone, nate in Italia da genitori stranieri, da sempre immerse nella lingua e cultura italiane? “Noi siamo sostenitori di una legge sullo ius soli – dichiara –. Un aspetto non esclude l’altro”.

Resta aperto, invece, il nodo del reddito. Una proposta di questo genere seleziona i candidati a monte, sulla base della disponibilità economica e la possibilità di comprare un biglietto aereo e soggiornare un anno in Italia. Possibilità che, allo stato attuale, è preclusa alla maggior parte delle famiglie argentine.