PECHINO - La morte di una donna di 48 anni e della figlia dodicenne a Hong Kong ha riportato all’ordine del giorno una delle ferite più profonde della società cinese contemporanea: la pressione scolastica, la competizione tra famiglie e l’idea che il rendimento dei figli sia la misura del valore dei genitori.
L’episodio, riferito dal South China Morning Post, è avvenuto nel complesso residenziale di Taikoo Shing. La polizia ha confermato il decesso della donna, mentre il quotidiano ha scritto, citando una fonte, che la figlia è stata trovata morta circa dieci ore più tardi.
Le circostanze sono ancora oggetto d’indagine, ma madre e figlia avrebbero avuto una discussione legata a questioni scolastiche.
L’episodio ha destato profonda commozione. La deputata Elaine Chik Kit-ling ha parlato di una tragedia “straziante”, richiamando la necessità di rafforzare il sostegno emotivo alle famiglie, la salute mentale dei giovani e la comunicazione tra genitori e figli.
Sul fronte psicologico, la psicologa clinica Zanonia Chiu Sze-nga, della Società psicologica di Hong Kong, ha sollevato un interrogativo sul fatto se la ragazza avesse ricevuto un sostegno immediato e adeguato dopo la morte della madre.
Paul Yip Siu-fai, direttore del Centre for Suicide Research and Prevention dell’Università di Hong Kong, ha a sua volta sottolineato che una dodicenne era troppo giovane per affrontare da sola un trauma simile.
Il dramma è avvenuto in un contesto educativo che, pur essendo distinto da quello della Cina continentale, è parimenti carico di tensione. Hong Kong non utilizza il famigerato gaokao (l’esame nazionale cinese), ma un proprio percorso incentrato sul Hong Kong Diploma of Secondary Education (Hkdse) alla fine della scuola secondaria. La pressione, tuttavia, comincia molto prima: già alla fine della primaria, l’assegnazione e la scelta degli istituti migliori diventano un passaggio carico di ansia.
A dodici anni, l’età della vittima, uno studente può trovarsi proprio nella fase in cui la traiettoria scolastica viene percepita come decisiva. Nei gruppi online, molti genitori denunciano un clima di competizione permanente, dove il confronto continuo su voti, scuole e attività extracurricolari trasforma la crescita in una corsa continua.
I dati presentati dalle autorità scolastiche al Consiglio legislativo indicano un netto peggioramento della salute psicologica dei minori. Gli studenti delle scuole secondarie con diagnosi di malattie mentali sono passati da 660 nell’anno scolastico 2020-2021 a 1.330 nel 2024-2025, con un aumento del 102%. Nelle scuole primarie, nello stesso periodo, i casi sono saliti da 130 a 200.
L’Ufficio per l’istruzione ha ammesso che il dato reale potrebbe essere sottostimato, poiché non tutte le famiglie autorizzano la trasmissione delle informazioni. Per fare fronte all’emergenza, Hong Kong ha introdotto un meccanismo scolastico a tre livelli per gli studenti a rischio suicidario, reso regolare nelle secondarie e sperimentato negli ultimi anni della primaria, ma la tragedia riapre il dibattito sulla rapidità e sull’efficacia di questi strumenti.
Nella Cina continentale la pressione assume dimensioni ancora più vaste, e il gaokao ne resta il simbolo più potente. Nel 2026 vi si sono iscritti 12,9 milioni di candidati: una massa enorme che si concentra in pochi giorni di prove attorno a cui si costruisce una mobilitazione nazionale fatta di controlli di sicurezza, misure anti-imbroglio, genitori in attesa e intere città che riducono rumori e traffico vicino ai centri d’esame.
Consapevole della gravità sociale del problema, Pechino ha lanciato dal 2021 la politica della “doppia riduzione” per tagliare il carico dei compiti e limitare il settore delle ripetizioni private, accusato di alimentare disuguaglianze e ansia.
Negli ultimi mesi il ministero dell’Istruzione ha annunciato ulteriori misure per contenere gli esami troppo frequenti, impedire alle scuole di invadere le pause, garantire più attività fisica e scoraggiare l’ossessione per i punteggi più alti. Nonostante ciò, in molte famiglie resta la convinzione che rinunciare ai corsi extra significhi lasciare il proprio figlio indietro.
Se lo Stato prova a ridurre la pressione dall’alto, la competizione continua a riprodursi dal basso tramite le chat dei genitori e le classifiche informali. A pesare sul quadro è anche la crisi economica e un mercato del lavoro più incerto: se una laurea non garantisce più automaticamente l’ascesa sociale, la scuola resta comunque percepita come l’unico percorso legittimo per provarci.
Il risultato è una duplice pressione: studiare di più per emergere, ma senza la certezza che il sacrificio sarà ricompensato, dinamica che genera forte frustrazione.
Le ricerche sanitarie cinesi, citate dal Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie, descrivono ormai la salute mentale di bambini e adolescenti come una questione di salute pubblica, evidenziando una crescita di ansia, depressione e problemi del sonno. Pechino ha promesso di rafforzare i servizi specialistici e la presenza di figure dedicate nelle scuole, ma gli esperti insistono sul fatto che nessuna riforma può bastare se non cambia la cultura familiare del successo.
La tragedia di Hong Kong dimostra che il problema supera i confini amministrativi e i modelli educativi: oltre “l’inferno degli esami” esiste un universo di aspettative in cui i minori portano sulle spalle l’ansia degli adulti, indottrinati all’idea che il fallimento scolastico sia un fallimento personale definitivo.