WASHINGTON - Donald Trump preannuncia nuovi attacchi contro l’Iran.
Il presidente degli Stati Uniti insiste con la strategia della massima pressione contro Teheran e annuncia che stasera gli Stati Uniti colpiranno “con grande forza” la Repubblica islamica per il terzo giorno consecutivo. Il suo messaggio si inserisce nella nuova ondata di attacchi e nell’escalation della guerra tra i due Paesi.
Attraverso un messaggio su Truth, il tycoon ha lanciato l’ennesima minaccia, affermando che “in un futuro non troppo lontano”, gli Usa prenderanno il controllo dell’isola di Kharg e di “altri siti delle infrastrutture petrolifere, assumendo il controllo totale dei loro mercati del petrolio e del gas, proprio como abbiamo fatto con il Venezuela, cosa che sta funzionando alla grande sia per il Venezuela che per gli Stati Uniti d’America”.
Intervistato successivamente da Fox News, alla domanda specifica su quanto scritto sulla piattaforma social rispetto alla conquista dell’isola, Trump ha risposto: “La mia preferenza è stata sempre per la conquista dell’isola di Kharg, non so se gli Stati Uniti abbiano lo stomaco per farlo”.
Sempre ai microfoni di Fox News, il presidente ha fornito dettagli sulle operazioni in corso, rivelando che la notte scorsa gli Stati Uniti hanno lanciato contro l’Iran “bombe per un valore di 250 milioni di dollari” e anticipando l’imminente offensiva: “Questa notte ci saranno altri raid, più massicci, non hanno più difese aree. (...) Non li stiamo colpendo in modo abbastanza duro”.
Trump ha poi affermato che ormai l’Iran è “sottomesso anche se ancora non lo sa”. Riguardo alla possibilità che nella nuova offensiva gli Usa prendano di mira centrali nucleari e ponti, come minacciato in passato, il tycoon ha precisato che “preferirebbe” non attaccare infrastrutture civili in Iran “perché una volta che lo facciamo, la gente soffre”.
Secondo un’analisi della Cnn, Trump torna a puntare sulla pressione militare per piegare l’Iran e ottenere concessioni da Teheran al tavolo negoziale, nonostante i mesi di conflitto finora abbiano dimostrato che la Repubblica islamica non è intenzionata a cedere sotto i bombardamenti. Negli ultimi giorni il presidente Usa ha ordinato nuovi attacchi contro obiettivi militari, accusando il regime di prendere tempo e non voler raggiungere un’intesa.
L’offensiva mette in evidenza la crescente frustrazione della Casa Bianca per lo stallo dei colloqui e conferma la convinzione di Trump che la forza possa costringere gli ayatollah a cedere. Questa linea è stata sancita anche dalle parole del capo del Pentagono, Pete Hegseth: “se dobbiamo negoziare con le bombe, negozieremo con le bombe”.
Tuttavia, secondo diversi osservatori, il rischio è che l’escalation produca l’effetto opposto, irrigidendo ulteriormente la posizione iraniana e allontanando una soluzione negoziata. Teheran, infatti, ha sempre sostenuto, e continua a farlo, che non accetterà accordi imposti sotto minaccia. “Nessun accordo duraturo può essere raggiunto attraverso intimidazioni o uso della forza”, ha confermato l’ambasciatore iraniano alle Nazioni Unite, Amir Saeid Iravani.
Mentre il cessate il fuoco tra i due Paesi appare sempre più precario, le operazioni militari proseguono sul fronte marittimo. L’esercito statunitense ha annunciato di aver messo fuori uso la terza petroliera nell’arco di una settimana con l’accusa di aver violato il blocco dei porti iraniani.
Secondo quanto riferito dal Centcom (il Comando centrale degli Stati Uniti), l’operazione è avvenuta nelle scorse ore nel Golfo dell’Oman, mentre la nave stava tentando di trasportare petrolio nonostante le restrizioni imposte da Washington. Un aereo Usa ha lanciato due missili Hellfire contro la sala macchine dell’imbarcazione, battente bandiera della Guinea-Bissau, dopo che l’equipaggio “ha ripetutamente ignorato le istruzioni impartite dalle forze statunitensi”.
Stando ai dati diffusi dal Centcom, si tratta del nono raid di questo tipo condotto dall’avvio del blocco navale, iniziato il 13 aprile scorso.