WASHINGTON – Nuovo attacco di Donald Trump all’Australia, accusata dal presidente americano di non aver fornito assistenza militare durante la crisi nello Stretto di Hormuz, uno dei punti più critici del conflitto con l’Iran.
“Non sono contento dell’Australia perché non c’erano quando abbiamo chiesto di esserci”, ha dichiarato Trump, criticando apertamente Canberra mentre si consolida una tregua di dieci giorni tra Israele e Libano. “Non c’erano per quanto riguarda Hormuz. Non sono contento”.
Le parole del presidente contrastano con la posizione ufficiale del governo australiano. Il ministro della Difesa Richard Marles ha ribadito che gli Stati Uniti non hanno mai avanzato una richiesta specifica di appoggio militare per operazioni nella regione.
“Lavoriamo con tutti i nostri partner e alleati, inclusi gli Stati Uniti, ma non commento ogni dichiarazione del presidente”, ha detto Marles, sottolineando che l’Australia resta allineata agli obiettivi strategici occidentali, in particolare nel contenimento del programma nucleare iraniano.
Canberra ha comunque contribuito alla sicurezza regionale con il dispiegamento di un aereo di sorveglianza E-7A Wedgetail in Medio Oriente, su richiesta dei Paesi del Golfo, per rafforzare la difesa contro attacchi missilistici.
Il governo insiste sul fatto che il dialogo con Washington prosegue regolarmente. “La nostra alleanza con gli Stati Uniti è fondamentale e continua a essere gestita a diversi livelli”, ha aggiunto Marles, cercando di ridimensionare l’impatto politico delle dichiarazioni di Trump.
Di tono simile le parole del primo ministro Anthony Albanese che parlando da Geelong questa mattina ha replicato ai cronisti: “Siamo impegnati in termini costruttivi con l’amministrazione USA e continueremo a farlo”.
Sul fronte interno, l’opposizione invita a non sottovalutare il segnale. Il portavoce per la Difesa James Paterson ha evidenziato la necessità di mantenere solido il rapporto con Washington, anche in presenza di divergenze. “È il nostro alleato più importante e resterà tale nei prossimi anni. Questo rapporto va gestito con attenzione”, ha affermato.
Paterson ha inoltre suggerito che l’Australia dovrebbe valutare un coinvolgimento in eventuali operazioni multilaterali per riaprire lo Stretto di Hormuz, punto nevralgico per il commercio globale di energia.
Da Washington, dove partecipa agli incontri del G20 e del Fondo Monetario Internazionale, il ministro del Tesoro Jim Chalmers ha confermato che non è arrivata alcuna richiesta ufficiale dagli Stati Uniti. Ha però osservato che non è insolito per Trump sollecitare un maggiore impegno degli alleati in ambito difensivo.
Le dichiarazioni del presidente americano evidenziano una frizione diplomatica in un momento delicato, con equilibri regionali instabili e pressioni crescenti sugli alleati per contribuire alla sicurezza delle rotte energetiche globali.