WASHINGTON – Donald Trump ha chiesto all’Iran di pagare risarcimenti per le vittime provocate, a suo dire, da guerre, attentati e repressioni, aggiungendo una nuova condizione ai futuri negoziati con Teheran proprio mentre si allontana la prospettiva di una rapida riapertura dello Stretto di Hormuz.

Il presidente americano ha reagito alle richieste avanzate in precedenza dall’Iran, che pretende compensazioni per i danni subiti da quando Stati Uniti e Israele hanno iniziato a colpire il territorio iraniano più di cinque mesi fa.

“Sto allo stesso modo chiedendo un risarcimento all’Iran per tutte le persone che ha ucciso e gravemente ferito con bombe piazzate lungo le strade e in molti conflitti”, ha scritto Trump su Truth Social.

Il presidente ha aggiunto che la richiesta entrerà a far parte di ogni futuro negoziato con la leadership iraniana e comprenderà pagamenti alle famiglie di centinaia di migliaia di manifestanti che, secondo Trump, sarebbero stati uccisi dal regime.

Ha inoltre chiesto compensazioni per i familiari delle vittime dell’attacco del 2000 contro la USS Cole nello Yemen, nel quale morirono 17 marinai americani. Quell’attentato è stato attribuito ad al Qaeda, non all’Iran.

In un secondo messaggio, Trump ha sostenuto che Teheran dovrebbe rispondere anche “dei danni e delle morti causati alla popolazione di Libano, Siria, Yemen e Gaza”.

Le dichiarazioni hanno contribuito a spingere ancora più in alto il prezzo del petrolio. Il Brent era in rialzo del 4,25 per cento nelle prime ore di oggi.

Teheran aveva intanto riferito di essere vicina a un’intesa con l’Oman sulla definizione di nuove rotte di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz, ma aveva ribadito che Washington dovrà porre fine alle sanzioni, alle minacce militari e riconoscere una compensazione per i danni di guerra prima della riapertura completa della via marittima.

Prima del conflitto, attraverso lo Stretto transitava circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale. Il passaggio è di fatto bloccato dagli attacchi statunitensi e israeliani del 28 febbraio, con effetti diretti sui prezzi energetici e sull’inflazione globale.

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei ha affermato che i colloqui con l’Oman stanno procedendo “in modo regolare e costruttivo”, con un accordo già raggiunto sulla mappa delle rotte, mentre restano da risolvere alcuni aspetti tecnici.

Washington ha però escluso qualsiasi accordo che consenta all’Iran di controllare il traffico nello Stretto o imporre tariffe di transito.

Il negoziato resta aperto. Ma il reciproco rilancio delle richieste economiche rende più lontana una soluzione rapida.