ANKARA – Il Parlamento turco ha approvato una legge destinata a ridisegnare uno dei conflitti più lunghi e sanguinosi del Paese, aprendo alla reintegrazione civile di migliaia di membri del Kurdistan Workers’ Party (PKK) dopo oltre quarant’anni di insurrezione armata.
Dopo circa dodici ore di dibattito, il testo composto da 12 articoli è passato con 468 voti favorevoli, 88 contrari e sei astensioni. A sostenerlo sono stati l’AK Party del presidente Recep Tayyip Erdogan, gli alleati nazionalisti del MHP e il partito filo-curdo DEM.
La normativa disciplina il disarmo, lo scioglimento dell’organizzazione e il possibile ritorno alla vita civile di una parte dei suoi appartenenti. Il governo ha insistito sul fatto che non si tratta di un’amnistia generale.
Per alcuni reati, le pene potranno essere sospese, mentre indagini e processi potranno essere rinviati per cinque o dieci anni. Se durante quel periodo i beneficiari non commetteranno nuovi reati legati al terrorismo, i procedimenti verranno archiviati e le pene considerate espiate.
Secondo i parlamentari, circa 3.500 detenuti collegati al PKK potrebbero essere inizialmente rilasciati. Anche membri in esilio e combattenti presenti in Iraq e Siria potrebbero rientrare nel meccanismo. Restano invece esclusi i condannati per omicidio volontario e alcuni detenuti all’ergastolo.
Le misure entreranno però in vigore soltanto quando il Consiglio di sicurezza nazionale turco certificherà che il PKK si è effettivamente sciolto e ha consegnato tutte le armi. Da quel momento, gli interessati avranno sei mesi per presentare domanda.
Il vicepresidente Cevdet Yilmaz ha definito il voto “un passo storico”, sottolineando il valore politico dei 468 consensi raccolti.
La legge non comprende Abdullah Ocalan, fondatore del PKK, detenuto dal 1999 nell’isola di Imrali. Yilmaz ha chiarito che il suo caso resta fuori dal provvedimento, pur riconoscendo che Ocalan potrebbe continuare a svolgere un ruolo nel processo di pace.
Proprio Ocalan aveva rilanciato l’iniziativa nel febbraio 2025, invitando il PKK a deporre le armi, sciogliersi e perseguire i diritti dei curdi attraverso strumenti democratici. Il gruppo annunciò formalmente la propria dissoluzione nel maggio successivo e, due mesi dopo, alcuni militanti bruciarono simbolicamente le armi durante una cerimonia nel nord dell’Iraq.
Il PKK ha accolto la legge come “un inizio”, ma ne ha denunciato “gravi lacune”, chiedendo la liberazione di Ocalan e garanzie per la partecipazione politica dei propri membri.
Le opposizioni nazionaliste accusano invece Erdogan di avere concesso troppo. Il deputato Turhan Comez ha contestato il negoziato con un’organizzazione ancora qualificata come terroristica da Turchia, Stati Uniti e Unione Europea.
Il conflitto iniziato nel 1984 ha provocato oltre 40mila morti e profonde fratture politiche e sociali. Il successo del nuovo percorso potrebbe avere conseguenze anche in Iraq e Siria, soprattutto nei rapporti tra Ankara e le aree controllate dalle forze curde.