TEHERAN - La guerra tra Stati Uniti e Iran è entrata in una nuova fase di attesa. Il presidente Usa Donald Trump ha deciso di prorogare il cessate il fuoco in risposta agli intensi sforzi di mediazione guidati dal primo ministro pakistano Shehbaz Sharif e dal capo dell’esercito Asim Munir. L’obiettivo è concedere a Teheran lo spazio necessario per presentare una proposta unitaria, ma la distanza tra le parti resta profonda. 

Gli Stati Uniti affrontano questa fase negoziale facendo leva sul successo del blocco navale. Per l’amministrazione Trump esistono condizioni definite non negoziabili per giungere a quello che il presidente evoca come un grande accordo. Tali requisiti includono, per il dossier nucleare, il trasferimento immediato fuori dall’Iran di tutto lo stock di uranio arricchito al 60% o più e la definizione di garanzie permanenti contro l’uso militare dell’energia atomica.  

Riguardo allo Stretto di Hormuz, viene richiesta la garanzia totale che le navi commerciali e le petroliere non siano minacciate, insieme all’impegno formale a non chiudere lo stretto in nessuna circostanza. Infine, sul piano della smilitarizzazione navale, si pretende lo smantellamento della rete di mine e delle imbarcazioni senza pilota, come i droni marini, dispiegate recentemente dall’Iran nella regione. 

Dal canto suo, la Repubblica Islamica rifiuta quella che definisce una “politica di umiliazione” e chiarisce di non voler negoziare da una posizione di debolezza. Le richieste di Teheran si concentrano sulla sovranità e sul ripristino dell’economia, partendo dalla fine dell’assedio tramite la revoca immediata e totale del blocco navale, la cessazione del sequestro delle navi e la rimozione delle sanzioni economiche.  

Per quanto riguarda il diritto all’atomo, il Paese offre la propria disponibilità solo a una sospensione temporanea del programma nucleare per pochi anni, in cambio del riconoscimento del diritto all’arricchimento dell’uranio per fini civili. Infine, sul piano della sovranità regionale, l’Iran richiede compensazioni economiche per i danni bellici e riafferma che la sicurezza del Golfo debba essere responsabilità esclusiva dei Paesi della regione, definendo il controllo dello Stretto una propria leva sovrana.