WASHINGTON – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sostiene che l’Iran avrebbe comunicato di trovarsi in uno “stato di collasso” e di voler la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz, mentre cerca di riorganizzare la propria leadership dopo settimane di conflitto.
“L’Iran ci ha informato che è in uno ‘state of collapse’. Vogliono che riapriamo lo Stretto di Hormuz il prima possibile”, ha scritto Trump sui social. Non è chiaro attraverso quali canali sarebbe arrivato il messaggio, né da Teheran sono giunte conferme ufficiali.
Le dichiarazioni giungono mentre resta fermo il tentativo di avviare negoziati per chiudere la guerra iniziata a fine febbraio. Secondo fonti statunitensi, la Casa Bianca ha giudicato insoddisfacente l’ultima proposta iraniana, che rinvia la questione nucleare a una fase successiva rispetto alla fine delle ostilità.
Nel frattempo, la situazione sul campo resta tesa. L’Iran continua a limitare il traffico nello Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per circa un quinto delle forniture globali di petrolio e gas. Gli Stati Uniti, da parte loro, hanno intensificato il blocco navale contro le spedizioni iraniane, preparando anche scenari di lungo periodo.
Il conflitto ha colpito pesantemente la struttura di potere iraniana. Dopo l’uccisione della Guida suprema Ali Khamenei nelle prime fasi della guerra, il passaggio di consegne al figlio Mojtaba – rimasto ferito – ha aperto spazi più ampi per i comandanti dei Pasdaran, rendendo più frammentato il processo decisionale.
In questo contesto, il ministro degli Esteri Abbas Araqchi ha portato avanti contatti indiretti con mediatori regionali, tra cui il Pakistan, proponendo un percorso negoziale in più fasi: cessate il fuoco, rimozione dei blocchi marittimi e solo in seguito discussione sul programma nucleare.
Washington insiste invece su un approccio opposto, chiedendo che il tema nucleare venga affrontato subito. La distanza tra le due posizioni rende al momento difficile qualsiasi svolta.
Il presidente Trump ha toccato il tema anche durante una cena di Stato alla Casa Bianca con re Carlo III, affermando che “non permetteremo mai” all’Iran di dotarsi di armi nucleari. Il sovrano britannico, nel suo intervento, ha evitato riferimenti diretti al conflitto.
Con le rotte energetiche compromesse e i mercati sotto tensione, il nodo di Hormuz resta centrale: la sua riapertura, anche parziale, è ritenuta un passaggio obbligato per ridurre le ricadute economiche globali.