Lo scorso 9 maggio, l’Australian National Maritime Museum ha ospitato una cerimonia all’aperto per inaugurare un nuovo pannello del National Monument to Migration, conosciuto anche come “Welcome Wall”, dedicato a 431 famiglie migranti provenienti da 59 Paesi diversi.
All’evento hanno partecipato oltre duecento persone, riunite in un’atmosfera di celebrazione delle storie migratorie che hanno contribuito a costruire l’Australia contemporanea. Tra i presenti anche il console generale d’Italia a Sydney, Gianluca Rubagotti.
La cerimonia si è svolta davanti alla Welcome Wall, situata sulla zona nord del museo e affacciata su Pyrmont Bay, luogo storicamente associato all’arrivo di molti migranti a Sydney. Erano presenti famiglie e partecipanti di diverse nazionalità, raccolti attorno al nuovo pannello inaugurato durante la giornata.
Tra le nuove iscrizioni, anche il nome dell’italiana Silvia Colloca, attrice, autrice e conduttrice televisiva italo-australiana, intervenuta con un discorso incentrato sulla sua esperienza migratoria in Australia.
Colloca ha definito l’inclusione del proprio nome sulla Welcome Wall qualcosa di “profondamente personale”, ma allo stesso tempo parte di una storia collettiva più ampia.
Nel suo intervento ha ricordato il contributo delle precedenti generazioni di migranti italiani, sottolineando come vi sia stato un periodo in cui “essere italiani non era esattamente considerato qualcosa di positivo”.
Ha parlato di un tempo in cui gli accenti venivano derisi, il cibo giudicato “strano” e le tradizioni spesso fraintese, ricordando però come molte famiglie italiane abbiano continuato a lavorare duramente, costruendo comunità, imprese e legami sociali che hanno contribuito a trasformare il volto multiculturale del Paese.
Diventata cittadina australiana nel 2012, Colloca ha parlato anche del senso di perdita che accompagna ogni esperienza migratoria. “Lasciare la propria casa comporta sempre una forma di perdita”, ha affermato, riferendosi alla distanza dalla famiglia, dalla lingua e da una parte della propria identità.
Ha poi raccontato come lei e il marito stiano crescendo i loro tre figli “pienamente australiani ma anche profondamente italiani”, aggiungendo che i bambini rappresentano la prova che “il cuore non si divide, ma trova spazio per molto di più”.
Anche la CEO del museo Daryl Karp, ha sottolineato il significato simbolico della cerimonia e del luogo che la ospita, ricordando come molte persone siano sbarcate proprio in quest’area dopo lunghi viaggi verso una nuova vita.
“La migrazione e il ruolo che continua a svolgere nella costruzione della nostra società multiculturale rappresentano pilastri fondamentali dell’attività del museo”, ha dichiarato, aggiungendo che il National Monument to Migration rappresenta proprio la storia dei migranti che hanno contribuito a plasmare l’Australia contemporanea.
L’Australian National Maritime Museum, inaugurato nel 1991 a Darling Harbour, è uno dei principali musei nazionali australiani e racconta il rapporto del Paese con il mare, la navigazione, il commercio e le migrazioni.
Proprio all’interno di questo percorso dedicato alla storia e all’identità dell’Australia multiculturale si inserisce la Welcome Wall, che da oltre venticinque anni rappresenta uno dei progetti più significativi del museo.
I primi nomi furono svelati il 24 gennaio 1999 dal Governatore Generale Sir William Deane e, nel corso del tempo, il monumento è diventato uno spazio simbolico dedicato alle storie di chi ha lasciato il proprio Paese per costruire una nuova vita in Australia.
Le iscrizioni vengono aperte per periodi limitati nel corso dell’anno. Per maggiori informazioni sul National Monument to Migration e sulle modalità di registrazione è possibile consultare il sito dell’Australian National Maritime Museum.