BUDAPEST – L’ex campionessa di scacchi Judit Polgár ha rifiutato l’offerta del primo ministro ungherese Peter Magyar di diventare presidente della Repubblica. Questa carica si è resa vacante dopo l’approvazione di un emendamento costituzionale la scorsa settimana.

“Non sento di avere la forza di assumermi la responsabilità storica di unire una nazione divisa, e quindi non posso accettare questo invito”, ha scritto Polgár, ampiamente considerata la più grande giocatrice di scacchi donna della storia, sui social media.

L’incarico, nelle intenzioni del governo, avrebbe dovuto accompagnare il Paese fino all’adozione di una nuova Costituzione. L’annuncio della proposta alla Polgár non era stato fatto casualmente visto che coincide con il 20 luglio, giornata in cui si celebra la Giornata internazionale degli scacchi.

La proposta arriva dopo che il presidente uscente Tamas Sulyok ha firmato un emendamento costituzionale che pone fine al suo mandato, nell’ambito del processo avviato da Magyar per superare l’assetto istituzionale ereditato dall’era di Viktor Orbán. Il Parlamento, dove il partito Tisza dispone della maggioranza dei due terzi, dovrebbe eleggere il nuovo capo dello Stato prima della festa nazionale del 20 agosto.

In Ungheria il presidente della Repubblica svolge un ruolo prevalentemente rappresentativo e la scelta sarebbe all’interno di una strategia volta a cambiare nettamente l’immagine del Paese, affidandosi a una delle icone più amate e seguite.

Nata a Budapest il 23 luglio 1976, compirà tra pochi giorni 50 anni, Judit Polgár ha raggiunto giovanissima il livello di Grande Maestro (GM), il più alto possibile nella carriera di uno scacchista, ed è considerata universalmente come la più importante scacchista della storia.

È la più giovane delle tre sorelle Polgár, insieme a Zsuzsa e Zsófia, figlie di Laszlo Polgár e Klara Polgár, tutte scacchiste di talento. Il padre, psicologo dell’educazione, elaborò un progetto pedagogico fondato sull’idea che alcune doti fossero il risultato dell’educazione più che di qualcosa di innato.

Convinto che “i geni si fanno, non nascono”, scelse gli scacchi come disciplina attraverso cui dimostrare la propria teoria, dando vita a un esperimento educativo che attirò l’attenzione internazionale. Insieme alla moglie, Laszlo Polgár ottenne il permesso di istruire le tre figlie prevalentemente in casa.

Il programma comprendeva, oltre agli scacchi, lo studio di diverse lingue straniere, tra cui l’esperanto, e di materie scientifiche, matematica in primis. Il progetto suscitò un ampio dibattito anche fuori dal mondo degli scacchi e fu oggetto di teorie, ricerche accademiche e simposi.

Judit iniziò a giocare a cinque anni. Nel 1989, a soli dodici anni, diventò la numero uno del ranking mondiale femminile, posizione mantenuta per oltre ventisei anni consecutivi. A differenza delle sorelle, decise di non competere nei tornei femminili, scegliendo di confrontarsi esclusivamente con i migliori giocatori del mondo nei tornei open.

Nel 1991, a 15 anni e 4 mesi, conquistò il titolo di Grande Maestro, superando il record di precocità allora detenuto da Bobby Fischer. Nel 2005 raggiunse l’ottavo posto del ranking mondiale assoluto, diventando la prima e finora unica donna a entrare nella Top 10 mondiale e a superare i 2.700 punti Elo.