KIEV – Zelensky alla fine ha sostituito anche Syrsky. L’annuncio nella serata di martedì, dopo ore - e per certi versi giorni - di voci e qualche indiscrezione, nella lunga coda di un rimpasto voluto dal presidente ucraino per tentare di archiviare frizioni ormai troppo manifeste all’interno del governo, ma che ha anche portato in piazza per giorni gli ucraini in protesta.

“Ho deciso che il nuovo comandante in capo delle forze armate ucraine sarà Mykhailo Drapatyi. Sono grato a Oleksandr Syrsky e a tutti i nostri soldati per le solide posizioni in prima linea dell’Ucraina”, ha scritto su Telegram Volodymyr Zelensky, annunciando il cambio della guardia ai vertici militari.

Il nome di Drapatyi era già nell’aria: Zelensky lo aveva incontrato lunedì tra diversi possibili successori di Syrsky, quando era già chiaro che per risolvere la crisi, innescata dalla rimozione di Mykhaylo Fedorov da ministro della Difesa, il Presidente avrebbe dovuto sollevare dall’incarico anche Syrsky, con il quale Fedorov avrebbe raggiunto un livello di conflitto tale da rendere necessario il ‘taglio’.

Quello che con tutta probabilità Zelensky non aveva messo in un primo momento in conto era fino a che punto Fedorov fosse popolare fra gli ucraini e il conseguente livello di malcontento generato dalla sua rimozione, al punto che le piazze piene gli hanno tenuto il dito puntato per giorni fino a un vero e proprio ultimatum: gli organizzatori delle proteste hanno dato tempo fino a venerdì a Zelensky per reintegrare Fedorov.  In caso contrario, hanno promesso una “protesta generale a tempo indeterminato” nelle città di tutto il Paese.

Nelle scorse ore Syrsky si era anche scusato con Fedorov, dicendosi “sorpreso di apprendere del conflitto” tra loro due. “Ho sempre considerato il nostro rapporto come un rapporto di lavoro: su questioni complesse, con posizioni diverse. È così che dovrebbe essere tra due istituzioni durante una guerra di grandi proporzioni”, aveva detto Syrsky su Fedorov, secondo quanto riportato dal Guardian.

Il generale ha offerto le sue scuse personali, affermando di essere “dispiaciuto” se avesse offeso Fedorov. “Posso essere duro. Ma chiedo a voi e a tutti coloro che seguono questa vicenda con interesse: concentriamoci non sul personale, ma sul globale. Sulla vittoria”, aveva aggiunto, bollando poi come un errore quello di accusarlo di “mancanza di strategia” e affermando di essere in guerra con Mosca, non con il ministero della Difesa di Kiev.

“Il mio lavoro è la guerra. Strategia, prima linea, personale. Questo è ciò che faccio e che continuerò a fare”, aveva dichiarato. Un tentativo estremo ma chiaramente tardivo.

Drapatyi ha un curriculum militare di tutto rispetto: partecipò alla liberazione di Mariupol già nel 2014. Nel marzo 2022 guidò la difesa di Kryvyi Rih, città natale di Zelensky. Comandò il gruppo operativo di Kherson e fu uno dei comandanti che guidarono la liberazione della regione. Dal febbraio 2024 la sua scalata ai ranghi militari è proseguita con la nomina a vice capo di Stato Maggiore delle forze armate.

Da lì un crescendo. L’elemento determinante, però, in quest’ultima promozione sembra essere di natura politica: il 16 luglio scorso Drapatyi aveva espresso il suo sostegno proprio a Fedorov, affermando che nei mesi in cui ha guidato la Difesa tra il ministero e le forze armate si è instaurato un dialogo e un’interazione reale.

“Tutti noi vogliamo la stessa cosa - ha aggiunto Zelensky nel messaggio con cui ha silurato Syrsky - sconfiggere il nemico e creare le condizioni, al fronte e attraverso la pressione sulla Russia, che ci permettano di costringere Mosca alla pace”.