WASHINGTON - Gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova serie di attacchi contro obiettivi militari iraniani, aggravando la crisi nello Stretto di Hormuz e mettendo sotto tensione la tregua raggiunta il mese scorso tra Washington e Teheran.

Secondo un funzionario statunitense citato da Reuters, i raid hanno colpito sistemi di difesa aerea iraniani, apparati di sorveglianza costiera, missili terra-aria, missili da crociera antinave e siti di lancio per droni. L’annuncio è stato diffuso dopo che tre navi commerciali erano state colpite nello stretto, uno dei passaggi più delicati per il traffico energetico mondiale.

Il comando centrale americano, CENTCOM, ha comunicato su X di avere avviato una serie di operazioni per imporre costi elevati a Teheran. “L’aggressione dimostrata dall’Iran è stata ingiustificata, pericolosa e una chiara violazione del cessate il fuoco”, ha dichiarato.

I media iraniani hanno riferito di varie esplosioni nella prima mattinata di oggi nella città portuale meridionale di Sirik, sull’isola di Qeshm e a Bandar Abbas, senza fornire dettagli su vittime o danni.

La nuova fase militare si compie dopo una giornata in cui folle imponenti hanno partecipato a Qom al lutto per la morte della Guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei. Le bare di Khamenei e dei familiari sono state portate per le strade della città santa sciita, tra bandiere, striscioni e slogan di vendetta. Alcuni manifestanti esponevano cartelli con la scritta “Kill Trump”.

Washington ha accompagnato i raid con una decisione economica di peso: la revoca della licenza che consentiva all’Iran di vendere petrolio sui mercati internazionali fino al 21 agosto. La concessione, emessa dal Tesoro americano il 22 giugno nell’ambito dell’accordo provvisorio, permetteva la vendita di greggio e prodotti petrolchimici di origine iraniana. Gli Stati Uniti hanno ora fissato al 17 luglio il termine per chiudere le transazioni ancora in corso.

La decisione ha spinto i prezzi del petrolio in rialzo di oltre il 3%. Il ministero degli Esteri iraniano ha condannato la revoca, sostenendo che viola l’intesa di base per fermare la guerra. Teheran ha affermato che adotterà ogni misura ritenuta necessaria per tutelare interessi e sicurezza nazionale.

Il Qatar ha accusato l’Iran di avere colpito le navi, compresa la grande metaniera qatariota Al Rekayyat, raggiunta da un drone che ha provocato un incendio nella sala macchine. L’equipaggio è salvo ed è in fase di evacuazione. Fonti della sicurezza marittima hanno riferito danni anche a una petroliera battente bandiera saudita al largo dell’Oman, ritenuta la superpetroliera Wedyan.

Teheran ha definito sconcertanti le accuse qatariote, sostenendo di rispettare i propri impegni, ma ha avvertito che le navi commerciali corrono rischi quando usano rotte non coordinate con l’Iran. Secondo funzionari americani, le prime indicazioni puntano invece a un attacco iraniano contro tre unità commerciali.

La tregua provvisoria era stata pensata per aprire 60 giorni di negoziati verso un accordo stabile. I colloqui indiretti in Qatar si sono però chiusi la scorsa settimana apparentemente senza progressi. Donald Trump ha ripetuto lunedì che gli Stati Uniti faranno “un accordo” oppure “finiranno il lavoro”, minacciando nuovi bombardamenti contro ponti e infrastrutture energetiche iraniane.