WASHINGTON - L’immagine degli Stati Uniti nel mondo ha subito un ulteriore deterioramento nel secondo anno della seconda amministrazione del presidente Donald Trump.
A registrarlo è un nuovo rapporto del Pew Research Center, basato su un sondaggio condotto tra l’8 febbraio e il 13 maggio 2026 su 42.151 persone in 36 Paesi, che evidenzia un calo diffuso della fiducia nella leadership statunitense, nella sua affidabilità come partner internazionale e nella capacità di Washington di tenere conto degli interessi degli altri Stati.
Secondo la rilevazione, solo il 23 per cento degli intervistati (valore mediano tra i 36 Paesi) afferma di avere fiducia in Trump “per fare la cosa giusta” negli affari mondiali. Il 76 per cento dichiara invece di non averne. Anche il giudizio complessivo sugli Stati Uniti resta prevalentemente negativo: il 37 per cento esprime un’opinione favorevole, contro il 57 per cento che si dice sfavorevole.
Il dato più rilevante riguarda però la percezione degli Stati Uniti come partner affidabile. Rispetto al 2022, durante la presidenza di Joe Biden, la fiducia è crollata in numerosi Paesi alleati. In Canada si passa dall’83 al 35 per cento, in Germania dall’83 al 39, in Italia dal 73 al 34, in Francia dal 62 al 27, in Giappone dal 76 al 59 e in Corea del Sud dall’83 al 57 per cento.
Il sondaggio restituisce così un quadro più ampio di erosione della fiducia che non riguarda soltanto la figura di Trump, ma il ruolo stesso degli Stati Uniti nell’ordine internazionale.
Solo il 35 per cento degli intervistati, in valore mediano, ritiene che Washington contribuisca alla pace e alla stabilità globale, mentre appena il 32 per cento pensa che gli Stati Uniti tengano effettivamente conto degli interessi di Paesi come il proprio nelle decisioni di politica estera. In molti contesti nazionali, entrambe le percentuali risultano in calo rispetto al 2023.
L’Europa emerge come l’area più critica. In tutti e dieci i Paesi europei inclusi nella ricerca, la maggioranza degli intervistati dichiara di non avere fiducia nel presidente Usa.
In Italia il dato si ferma al 17 per cento di fiducia contro l’83 per cento di sfiducia; in Germania al 16 per cento; in Francia e nei Paesi Bassi al 15 per cento; in Svezia all’11 per cento. Anche tra gli elettori di partiti populisti di destra (tradizionalmente più vicini a Trump) il sostegno risulta in calo in diversi Paesi.
Le politiche internazionali dell’amministrazione Trump ricevono valutazioni largamente negative su quasi tutti i principali dossier. A livello mediano, il 77 per cento disapprova la gestione dei dazi, il 76 per cento quella del conflitto a Gaza, il 74 per cento quella dell’Iran e il 72 per cento quella della guerra tra Russia e Ucraina. In Europa, le critiche sono ancora più marcate su dazi e Groenlandia, con una disapprovazione mediana dell’85 per cento.
Accanto al giudizio sulla politica estera, emerge anche una crescente sfiducia nella qualità della democrazia americana.
Solo il 39 per cento degli intervistati ritiene che il governo degli Stati Uniti rispetti le libertà personali dei propri cittadini, mentre il 56 per cento sostiene il contrario. Un dato che segna un netto arretramento rispetto al 2013, quando (durante la presidenza Obama) in molti Paesi alleati almeno tre quarti degli intervistati esprimevano fiducia nel rispetto delle libertà individuali da parte di Washington.
Non mancano tuttavia alcune eccezioni. Israele è il Paese in cui gli Stati Uniti raccolgono il giudizio più favorevole, con l’81 per cento di opinioni positive e il 66 per cento di fiducia in Trump.
Valutazioni relativamente più alte si registrano anche nelle Filippine, in Kenya, Ghana e Nigeria. Ma il quadro complessivo delineato dal Pew Research Center indica una perdita di centralità reputazionale degli Stati Uniti e un indebolimento della fiducia nella loro leadership proprio tra molti dei partner storici.