WASHINGTON - Il Pentagono ha dato istruzioni alcuni giorni fa al Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) di completare i preparativi per la ripresa di operazioni di combattimento su larga scala in Iran. La direttiva, rivelata oggi da Axios che cita funzionari statunitensi, non fissa una data precisa per l’avvio delle incursioni e il presidente Donald Trump non ha ancora assunto decisioni definitive.  

Ciononostante, fonti statunitensi e israeliane indicano che l’azione militare (destinata a colpire obiettivi energetici, infrastrutturali e nucleari iraniani) potrebbe scattare nelle prossime tre o quattro settimane, prima delle elezioni di metà mandato negli USA e forse persino prima delle consultazioni elettorali in Israele, previste una settimana prima delle midterm.   

I funzionari statunitensi sottolineano come il compito del Dipartimento della Difesa sia “elaborare e presentare opzioni militari al Presidente”. Dalla Casa Bianca si fa notare che Donald Trump mantiene a disposizione ogni opzione in qualsiasi momento, forte di un contesto favorevole: “Gli Stati Uniti si trovano in una posizione di grande forza, controllando lo Stretto di Hormuz mentre l’economia iraniana sta collassando. Il presidente ha in mano tutte le carte e farà ciò che è meglio per gli Stati Uniti”.    

La ripresa del conflitto su larga scala vedrebbe molto probabilmente agire in tandem le forze armate statunitensi e quelle israeliane. Questo scenario di escalation potrebbe produrre contraccolpi politici su entrambi i fronti: negli Usa rischia di condizionare le midterm di novembre a causa del possibile aumento dei prezzi del greggio, mentre in Israele un inasprimento della tensione avvantaggerebbe il premier Benjamin Netanyahu, schermandolo dagli attacchi degli avversari nella fase finale della campagna elettorale.    

In questo quadro di stallo negoziale tra Washington e Teheran, la squadra di sicurezza nazionale di Trump si è riunita per diverse ore a Camp David per discutere di guerra e di pianificazione della politica estera a “lungo termine”, come precisato dal segretario di Stato Marco Rubio. Un funzionario israeliano ha confermato che parte del vertice è stata riservata all’eventuale ripresa dei combattimenti. Inoltre, Trump ha avuto un colloquio telefonico con Netanyahu (il secondo in pochi giorni dopo un periodo di radi contatti) incentrato sulla “memoria e rispetto per le vittime del massacro del 7 ottobre”.    

Nonostante i preparativi militari, il presidente Usa ha manifestato ottimismo sulle prospettive economiche e sulla rapida conclusione delle ostilità. Incontrando la stampa nello Studio Ovale, Trump ha dichiarato che “non appena avremo concluso la guerra, il che avverrà molto presto, sarà davvero molto presto. In un modo o nell’altro, ne usciremo. Il prezzo del petrolio scenderà a livelli che, credo, saranno forse persino inferiori a quelli precedenti l’inizio della guerra”. 

Sul campo, tuttavia, le quotazioni del greggio hanno già superato i 100 dollari al barile di pari passo con un’impennata di raid contro i mercantili. L’agenzia britannica per la sicurezza marittima Ukmto ha riferito che una petroliera in navigazione nel Golfo (a circa 500 km a ovest dello Stretto di Hormuz e al largo della costa settentrionale del Qatar) è stata colpita da “diversi proiettili”, provocando un numero imprecisato di vittime. L’attacco è avvenuto proprio mentre Teheran annunciava la chiusura di una rotta nello stretto usata dalle navi per aggirare il blocco navale imposto dalle autorità iraniane.