WASHIGTON - Dopo il fallimento dei negoziati di Islamabad, il presidente Donald Trump ha ordinato un blocco navale contro l’Iran, segnando una nuova fase di massima pressione diplomatica e militare. Si tratta del terzo provvedimento di questo tipo messo in atto dall’attuale Amministrazione, seguendo il modello già adottato con successo contro il Venezuela e Cuba.
La strategia del blocco navale è diventata un pilastro della politica estera di Trump per scardinare i regimi avversi. Nel caso del Venezuela, Washington ha ordinato il 17 dicembre 2025 il blocco di tutte le petroliere sanzionate in entrata e in uscita dal Paese. L’operazione ha portato al sequestro di sette navi e ha accelerato la caduta di Nicolas Maduro, tanto che solo nei giorni scorsi, con l’insediamento di un nuovo governo a Caracas, è iniziato il rilascio delle imbarcazioni coinvolte.
Parallelamente, l’11 gennaio 2026, Trump ha esteso la morsa all’isola di Cuba per interrompere il flusso di petrolio e denaro proveniente dal Venezuela. Dopo mesi di blackout che hanno messo in ginocchio gli ospedali cubani, la strategia ha portato a una parziale apertura e, a fine marzo, il presidente ha autorizzato l’attracco di una petroliera russa per scopi umanitari in cambio di progressi nei negoziati.
L’Iran diventa ora il terzo bersaglio di questa dottrina. Sebbene i dettagli operativi non siano ancora stati rivelati, la linea d’azione è chiara: la US Navy intercetterà in acque internazionali tutte le navi che hanno pagato il pedaggio per attraversare lo Stretto di Hormuz. Trump ha bollato tale tassa come un atto di “estorsione internazionale” e ha dato mandato alla Marina di considerare illegale ogni transito soggetto a pagamento al regime degli ayatollah.
Attraverso il suo social Truth, il tycoon ha annunciato che le operazioni inizieranno a stretto giro e vedranno la partecipazione di una coalizione internazionale. “Non sarà permesso all’Iran di trarre profitto da questo atto illegale”, ha dichiarato Trump, accusando Teheran di utilizzare quei fondi per finanziare il proprio programma nucleare.
Oltre al controllo dei flussi finanziari, gli Stati Uniti si occuperanno direttamente dello sminamento dello Stretto, accusando l’Iran di aver posato mine per impedire il libero passaggio. Nonostante la durezza dei provvedimenti, il presidente si è detto fiducioso che la pressione porterà, “prima o poi”, a un accordo definitivo per la sicurezza della navigazione globale.