NEW YORK - Immaginate un club quando la notte ha già superato la fase delle presentazioni: le luci sono basse, il beat continua a pulsare in sottofondo, due persone si osservano da qualche minuto e la distanza tra loro comincia a ridursi quasi impercettibilmente. Non servono ancora parole. C’è uno sguardo che dura un istante più del necessario, un movimento che invita l’altro ad avvicinarsi, quel momento sospeso in cui il flirt non è ancora una storia ma neppure una possibilità astratta.

How We Giocare, il nuovo EP di Adora Aiza, sembra abitare precisamente questo spazio. Una dance music sensuale e atmosferica, costruita su groove morbidi, pulsazioni elettroniche, bassi avvolgenti e suggestioni afro, nella quale la voce non tenta continuamente di imporsi sulla produzione ma vi entra dentro. House, R&B contemporaneo ed electro-pop affiorano lungo il percorso senza trasformare il progetto in un esercizio di classificazione: ciò che unisce le canzoni è soprattutto un codice emotivo fatto di attrazione, cautela, desiderio e progressivo abbandono.

“Quando ho riconosciuto lo stesso codice emotivo e culturale in tutte le canzoni”, racconta l’artista italoamericana ai microfoni de Il Globo, a proposito della nascita dell’EP, “ognuna permetteva all’ascoltatore di sentire forza, desiderio, gioco e passione, attraversando un percorso che parte dalla cautela e arriva alla libertà di amare pienamente. A quel punto le canzoni hanno iniziato a parlarsi ed è nato il progetto”.

How We Giocare è un piccolo percorso attraverso quello che succede quando si decide di esporsi, di lasciare che l’attrazione diventi possibilità e che il controllo ceda progressivamente spazio all’esperienza. Ma dietro questa libertà sentimentale ce n’è un’altra: quella artistica.

Adora Aiza ha scritto, composto, prodotto e interpretato l’intero EP e lo ha fatto da artista indipendente, una condizione che nel suo caso non rappresenta soltanto un dato dell’industria musicale, ma finisce inevitabilmente per influenzare il modo in cui la sua identità può svilupparsi senza dover essere ricondotta a una categoria già riconoscibile. “Non penso molto alla definizione: è semplicemente la mia realtà”, dice. “Il vantaggio è poter esplorare ogni versione di me stessa, con maggiore libertà sul suono e sull’immagine, senza che una casa discografica cerchi di trasformarmi nella copia di un’altra artista. Mi spinge anche a essere creativa e ingegnosa con ciò che ho”.

È una dichiarazione che acquista particolare peso ascoltando un progetto come How We Giocare, perché la sua caratteristica più evidente è proprio la difficoltà di separarne nettamente le componenti. Qui, America e Italia, inglese e italiano, dance e soul, sensibilità pop e ritmi afro convivono senza che una debba necessariamente prevalere sull’altra. Essere indipendente significa allora concedersi il diritto di non scegliere immediatamente quale versione di sé presentare al pubblico. Significa anche assumersi il rischio di quella scelta.

L’artista non idealizza, infatti, l’indipendenza come una forma romantica di isolamento: riconosce apertamente che vorrebbe “una squadra realmente coinvolta nella distribuzione” della propria musica, una struttura che le permetta di dedicare maggiore energia alle collaborazioni e alle esperienze capaci di condurla fuori dalla sua zona di comfort. È una distinzione importante in un’industria che spesso trasforma l’etichetta “independent” in un valore promozionale: autonomia creativa e necessità di una struttura non sono necessariamente opposte.

Per Adora la questione sembra essere, piuttosto, chi debba avere l’ultima parola sull’identità dell’artista. E How We Giocare, in questo senso, suona come un disco realizzato da qualcuno che quella parola vuole conservarla. La libertà attraversa infatti anche il modo in cui Adora Aiza utilizza la propria voce. Avere il controllo sull’intero processo avrebbe potuto significare costruire ogni brano intorno alle capacità dell’interprete, ma lei ha scelto quasi il contrario.

“Questa volta ero meno legata all’idea che ogni brano dovesse mostrare la parte più soul della mia voce. Volevo creare musica che avrei amato anche cantata da un’altra artista, poi regalarla alla mia voce”. E ancora: “Ho capito che posso essere molte cose contemporaneamente e che ogni canzone non deve dimostrare quanto in alto sappia cantare. Questo EP mi ha permesso di godermi la mia voce e concentrarmi su come ogni frase mi faceva sentire”.

Durante le registrazioni, Matteo Santini, racconta l’arista, ha catturato momenti particolarmente spontanei, assecondando anche il desiderio dell’artista di riempire alcuni spazi con respiri e vocali capaci di conferire al disco un’impronta afro. “Questo EP nasce prima di tutto dall’incontro tra culture: la forza diretta e ottimista della cultura urbana americana, l’impulso latino a ballare e la passione italiana per vivere ogni momento di una storia d’amore come se potesse cambiare la vita”.

Per un’artista che si muove tra New York e Milano, le due città rappresentano due momenti complementari della sua formazione. “New York mi ha dato talento grezzo e una voce sicura. Milano ha ammorbidito i miei contorni e mi ha insegnato a usare ciò che è antico per creare nuove forme di bellezza. In sintesi, New York mi ha insegnato a costruirmi. Milano ha raffinato ciò che avevo costruito e mi ha mostrato come trasformarlo in qualcosa di bello da condividere”.

Lo stesso titolo dell’EP rende visibile questa condizione: How We Giocare è linguisticamente ibrido, volutamente estraneo alla purezza tanto dell’inglese quanto dell’italiano, e proprio per questo riesce a sintetizzare l’universo di Adora. “Le parole per me contano moltissimo. Scelgo termini con più definizioni e significati culturali diversi in italiano e in inglese. Quando qualcuno scopre questi piccoli segreti, incontra la parte più giocosa della mia personalità”.

E se il titolo gioca con le lingue, le canzoni giocano soprattutto con le relazioni. Il corpo è continuamente al centro del progetto: il ritmo accompagna il contatto, la distanza, l’avvicinamento, l’esitazione. Non è soltanto musica per ballare, ma musica che utilizza il movimento per pensare e raccontare. Anche nei momenti più sensuali, però, dietro la superficie del flirt rimane una vulnerabilità che impedisce all’EP di trasformarsi in una semplice celebrazione edonistica della notte. Adora Aiza lo rende evidente quando racconta il proprio processo creativo: “Il vero obiettivo era darmi canzoni che mi facessero sentire più al sicuro nell’innamorarmi”. Così, il gioco evocato dal titolo non significa evitare il coinvolgimento, ma trovare una maniera per attraversarlo, e la dance diventa uno spazio protetto nel quale sperimentare il desiderio prima di consegnargli completamente il controllo.

La stessa Adora, quando le viene chiesto di presentarsi senza utilizzare generi, etichette o coordinate geografiche, sceglie di descriversi attraverso questa tensione: “Adora Aiza è una guida tra due estremi. Invita a esprimere apertamente il desiderio, senza lasciare che l’orgoglio lo nasconda, mantenendo abbastanza autostima da lasciarlo andare quando smette di servire uno scopo più alto. È tutta dentro o tutta fuori e dà agli altri il permesso di esserlo”.

Essere “tra due estremi” potrebbe essere la definizione più precisa non soltanto dell’artista, ma dell’intero progetto. Tra controllo e abbandono, indipendenza e collaborazione, New York e Milano, italiano e inglese, sensualità e vulnerabilità, How We Giocare sceglie di non risolvere le contraddizioni ma di utilizzarle come materiale creativo.

Torniamo allora al club dell’inizio. Le luci sono ancora basse, il beat continua a pulsare, ma le due persone che si osservavano da lontano hanno ormai smesso di misurare la distanza. How We Giocare parla proprio di questo: avere abbastanza controllo da poter scegliere consapevolmente quando perderlo. Adora Aiza lo fa nell’amore, nella lingua, nella voce e nel modo in cui costruisce la propria carriera. Adesso che le canzoni sono fuori, quella libertà passa anche all’ascoltatore. How We Giocare è disponibile su Spotify: premete play e decidete voi, questa volta, come giocare.