CÒRDOBA - La scoperta del corpo smembrato della quattordicenne Agostina Vega, ritrovato dopo una settimana di ricerche in sacchi abbandonati, ha sconvolto l’Argentina e riacceso il dibattito sulle responsabilità dello Stato nella prevenzione della violenza di genere. 

Mentre l’indagine prosegue nei confronti di Claudio Gabriel Barrelier, unico imputato, emergono dettagli inquietanti sul suo passato giudiziario e sulle decisioni che gli hanno permesso di tornare in libertà nonostante gravi precedenti. 

Secondo quanto emerso, Barrelier aveva alle spalle diverse denunce penali, tra cui un procedimento per privazione illegittima della libertà. Nonostante ciò, continuava a lavorare come dipendente comunale a Córdoba, incarico per il quale il Comune richiede periodicamente la presentazione del certificato dei precedenti penali. 

Uno degli episodi più gravi risale a maggio 2025. Una giovane di 20 anni denunciò Barrelier per averla trattenuta con violenza nella stessa abitazione del quartiere Cofico che oggi è al centro dell’inchiesta per l’omicidio di Agostina. 

La ragazza raccontò di essere stata minacciata con una pistola, costretta a spogliarsi e legata con nastro adesivo e fascette. Barrelier le avrebbe sottratto il telefono cellulare e chiesto informazioni sulle persone che conoscevano la sua posizione. La vittima riuscì a fuggire solo perché i legacci ai piedi non erano stati stretti correttamente. 

“Sono uscita correndo quasi nuda. Un gruppo di ragazzi mi ha aiutata e mi ha dato una maglietta”, ha raccontato successivamente ai media locali. 

Durante la perquisizione della casa furono ritrovati alcuni indumenti della giovane, ma non l’arma, il coltello né il cellulare. Nonostante le prove e la denuncia, Barrelier rimase in carcere soltanto venti giorni. 

Il 26 maggio 2025 l’uomo ottenne la scarcerazione dopo aver pagato una cauzione di cinque milioni di pesos. Il pubblico ministero Iván Rodríguez, titolare della Fiscalía de Instrucción del Distrito III Turno 6°, ritenne che non sussistessero elementi sufficienti per configurare una pericolosità processuale. 

Tra le condizioni imposte vi erano l’obbligo di seguire un percorso psicologico, presentarsi mensilmente in procura e non contattare la sua ex compagna. Tuttavia, la giovane che lo aveva denunciato sostiene di non essere mai stata informata della sua liberazione, nonostante avesse espressamente richiesto di essere avvisata. “Non sapevo nemmeno che fosse uscito. Mi hanno trattenuto il cellulare e da quel giorno non ho più saputo nulla del procedimento”, ha dichiarato. 

Un anno dopo, il 23 maggio 2026, Agostina Vega entrò nella stessa abitazione e non ne uscì più viva. Le telecamere di sicurezza del quartiere Cofico hanno registrato la quattordicenne insieme a Barrelier all’angolo tra Fragueiro e Juan del Campillo. È l’ultima immagine conosciuta della ragazza in vita. 

La sopravvissuta della denuncia del 2025 non ha nascosto il proprio dolore: “Avrei potuto essere io. Lei non ha avuto la stessa fortuna che ho avuto io nel riuscire a scappare”. Parole che oggi assumono il peso di un’accusa verso un sistema che, secondo familiari e organizzazioni femministe, non ha funzionato a dovere. 

La famiglia di Agostina infatti denuncia di non essere stata ascoltata nei giorni cruciali della scomparsa. La nonna della ragazza ha dichiarato alla stampa che le autorità non hanno preso sul serio le loro segnalazioni fin dall’inizio. “Non hanno fatto il loro lavoro. Ci hanno ignorati per tutto il fine settimana. Abbiamo fornito indirizzi, orari e il nome della persona coinvolta, ma non è stato fermato”, ha dichiarato durante un’intervista televisiva. 

Anche la madre di Agostina ha raccontato che, al momento della denuncia di scomparsa, la polizia si sarebbe inizialmente rifiutata di raccogliere formalmente la segnalazione. L’Allerta Sofía, il protocollo nazionale per la ricerca urgente di minori scomparsi, è stata attivata soltanto al quarto giorno. 

L’omicidio di Agostina Vega sta generando forti polemiche in Argentina. Organizzazioni femministe e associazioni per i diritti delle donne sostengono che il caso evidenzi ancora una volta le carenze strutturali dello Stato nella prevenzione, nella ricerca delle donne e bambine scomparse e nell’ascolto delle denunce di violenza di genere. 

Le critiche si inseriscono inoltre nel dibattito politico aperto dalla proposta della senatrice Carolina Losada di inasprire le pene per le false denunce di violenza di genere. Per molti collettivi femministi, la tragedia di Agostina dimostra invece il problema opposto: la difficoltà che molte donne incontrano quando cercano di essere credute dalle istituzioni. “Se la denuncia contro Barrelier fosse stata presa sul serio e valutata adeguatamente, forse oggi Agostina sarebbe viva”, sostengono diverse organizzazioni che seguono il caso.