PARIGI (FRANCIA) - Il quarto di finale tutto italiano contro Matteo Arnaldi al Roland Garros doveva essere un nuovo segnale di continuità e rilancio, ma si è trasformato in un’altra interruzione forzata della carriera recente di Matteo Berrettini.
Un altro ritiro, un altro problema fisico, e la sensazione che il percorso di risalita del romano debba fare ancora i conti con un corpo che non sempre lo sostiene nei momenti decisivi. “Ho dovuto prendere una decisione difficile, ma è quella giusta per la mia carriera” ha commentato in conferenza stampa la scelta di abbandonare il secondo quarto di finale Slam tutto italiano in singolare maschile contro Matteo Arnaldi.
“A metà del primo set ho iniziato a sentire qualcosa quando servivo, ma ero in partita. Il match era molto duro e non ci ho pensato troppo. Ho continuato a giocare e ho cercato di fare del mio meglio. Era davvero una sfida difficile, ma più giocavo, più servivo e più colpivo di diritto, peggio mi sentivo. Ho chiesto l’intervento medico e mi hanno detto che la zona era molto indolenzita, sentivo molto dolore. Ho provato a continuare, ma il dolore era troppo forte e spero di non aver causato alcun danno serio” ha spiegato.
Il problema, ancora una volta di natura fisica, riguarda l’anca. Un’area che il romano conosce già, anche se in forme diverse rispetto al passato. “Non so esattamente di cosa si tratti. Spero che gli esami siano chiari e che possano dirmi che cosa ho. Non ho mai avuto un problema del genere. Ho avuto qualche difficoltà all’anca destra tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, ma era un tipo di dolore diverso”.
Ora resta l’attesa degli esami: “Non resta che aspettare i prossimi giorni, fare gli esami e vedere di cosa si tratta. Spero che non sia nulla di troppo grave. Ovviamente sono deluso, ma credo che se avessi continuato a giocare avrei peggiorato molto la situazione e probabilmente i tempi di recupero sarebbero stati più lunghi”.
Il ritiro pesa anche per il contesto in cui arriva: Berrettini era tornato a giocarsi un quarto di finale Slam, traguardo che negli ultimi anni aveva rappresentato più un eccezione che una costante, tra problemi fisici ricorrenti e stop che ne hanno spezzato più volte il ritmo competitivo.
“Non è stato affatto semplice abbandonare il match. Sono stanco di ritirarmi. Non volevo che il torneo finisse così. Volevo semplicemente terminare la mia partita, che fosse con una sconfitta o una vittoria. Quando invece finisce così, senti che ti viene tolta la possibilità di esprimerti fino all’ultimo punto, di provarci fino in fondo. È un po’ quello che è successo negli ultimi anni, ma devo prendere le cose positive che ho fatto in questo torneo, perché solo poche settimane o pochi giorni fa sarebbe stato impensabile vedermi ai quarti di finale. Sono deluso e triste, ma sono anche orgoglioso di come ho lottato durante questo torneo”.
Infine, il rispetto per l’avversario e la lettura lucida del match interrotto: “Bisogna anche dare a Matteo Arnaldi il rispetto che merita: per batterlo avrei dovuto essere al 100%. Nel momento in cui mi sono ritirato, non ero al 100% e non c’era alcuna possibilità che potessi continuare a giocare in queste condizioni”.