MILANO - Una nuova bufera scuote il calcio italiano e, in particolare, il mondo arbitrale. Gianluca Rocchi, designatore della Can A e B, è indagato dalla Procura di Milano con l’accusa di concorso in frode sportiva. Il fascicolo, coordinato dal pm Maurizio Ascione, riguarda alcuni episodi legati alla gestione arbitrale e al funzionamento del Var nelle scorse stagioni.
L’ex arbitro internazionale, già finito al centro delle polemiche per una stagione di Serie A segnata da errori, contestazioni e interpretazioni non sempre chiare del protocollo Var, respinge ogni accusa. Da ambienti a lui vicini filtra serenità: Rocchi sarebbe pronto a difendere il proprio nome, il suo ruolo e l’operato svolto alla guida dei designatori.
Gli investigatori stanno analizzando diverse partite, tra cui Udinese-Parma, gara già citata dall’ex assistente Domenico Rocca, dismesso dalla Can. In una lettera diventata di dominio pubblico, Rocca aveva denunciato presunte anomalie nella sala Var di Lissone, centro operativo dove vengono seguite tutte le gare del campionato.
Secondo quanto riportato nella segnalazione, durante Udinese-Parma Rocchi, presente come supervisore, si sarebbe alzato dalla propria postazione per richiamare l’attenzione degli addetti Var, bussando sul vetro della stanza in cui si trovavano Paterna e Sozza. L’intervento avrebbe portato alla revisione in campo e all’assegnazione di un rigore poi giudicato corretto.
Nella stessa lettera Rocca aveva messo a confronto quell’episodio con quanto accaduto in Inter-Roma, chiedendosi perché in quel caso non fosse arrivato un richiamo analogo per un presunto rigore a favore dei nerazzurri. Un passaggio che ha alimentato ulteriormente le polemiche e aperto interrogativi sulla gestione delle comunicazioni a Lissone.
Dopo la denuncia, l’allora presidente dell’Aia Antonio Zappi aveva trasmesso la documentazione alla Procura federale della Figc. La giustizia sportiva aveva poi archiviato la vicenda, ma da quel momento era stato introdotto un nuovo regolamento: chiunque acceda alla sede Var di Lissone, compreso Rocchi, deve redigere una relazione sulle attività svolte.
Nel frattempo, lo stesso Zappi è stato squalificato per 13 mesi dalla giustizia sportiva per aver indotto alle dimissioni due designatori, Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi.
Sul caso è intervenuto anche il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, chiedendo chiarezza e trasparenza. “C’è solo un modo per tutelare il sistema sportivo e rispettare tifosi e appassionati: trasparenza, tempestività e parità di trattamento”, ha scritto sui social.
Abodi ha poi sottolineato di non voler entrare nel merito dell’operato di Rocchi, lasciando alla magistratura il compito di accertare eventuali responsabilità. Tuttavia, secondo il ministro, l’aspetto più delicato riguarda il modo in cui la denuncia sarebbe stata gestita all’interno del sistema calcistico.
“Mi aspetto di ricevere formalmente dal Coni, prima possibile, informazioni sulla vicenda”, ha aggiunto Abodi, precisando che, se dovessero emergere responsabilità, non potranno mancare conseguenze.
L’interrogatorio di garanzia di Gianluca Rocchi è stato fissato per giovedì 30 aprile alle ore 10. In attesa del primo confronto davanti agli inquirenti, il designatore della Can A e B resta al centro di un caso destinato ad alimentare il dibattito sul presente e sul futuro della classe arbitrale italiana.