CANBERRA - Il governo federale ha ordinato a sei investitori esteri di vendere le proprie quote in Northern Minerals, società australiana delle terre rare attiva nell’East Kimberley, nel Western Australia.
La decisione nasce da timori di interferenza straniera in un settore considerato strategico per l’interesse nazionale.
Il ministro del Tesoro Jim Chalmers ha dato alle società coinvolte 14 giorni per cedere le azioni. Cinque delle sei realtà hanno sede in China o Hong Kong. In totale, l’ordine riguarda il 17,5 per cento di Northern Minerals, per un valore stimato di circa 40 milioni di dollari.
Le società e gli investitori interessati sono Hong Kong Ying Tak, Real International Resources, Qogir Trading and Service Co., Chuanyou Cong, Vastness Investment Group e Shongxiong Lin. Chalmers ha detto che la scelta è pienamente coerente con il parere del Dipartimento del Tesoro e del Consiglio per la revisione degli investimenti stranieri (Foreign Investment Review Board), e serve a proteggere l’interesse nazionale e far rispettare il quadro australiano sugli investimenti esteri.
Northern Minerals punta a estrarre disprosio e terbio, due elementi usati nella produzione di magneti specializzati per veicoli elettrici, turbine eoliche e robot industriali. Proprio per questo il governo considera la società un tassello rilevante nella strategia per ridurre la dipendenza dalla Cina nella catena globale dei minerali critici.
Il caso, però, non riguarda solo la proprietà azionaria. Northern Minerals è stata al centro di diverse tensioni interne, con azionisti ricchi e poco trasparenti coinvolti in scontri di governance. A gennaio, Vastness Investment Group, una delle società ora obbligate a disinvestire, aveva tentato senza successo di rimuovere il presidente Adam Handley.
Funzionari governativi e aziendali sospettano che alcuni azionisti cinesi abbiano agito in modo coordinato per ostacolare lo sviluppo dei progetti della società. Il Foreign Investment Review Board ritiene inoltre che un gruppo di individui di nazionalità cinese, già costretti in passato a vendere le proprie quote, abbia trasferito le partecipazioni a Hong Kong Ying Tak, inclusa ora nel nuovo ordine di vendita.
Anche Qogir era già finita sotto osservazione. A marzo aveva ceduto oltre 28 milioni di azioni, mantenendo comunque una quota vicina al 5 per cento.
Chalmers ha definito il sistema australiano sugli investimenti esteri “robusto e non discriminatorio”, ma ha avvertito che il governo è pronto ad agire ancora se necessario. Il messaggio è chiaro: sulle terre rare, Canberra non vuole lasciare spazio a manovre opache.