CANBERRA – Il bilancio federale australiano ha chiuso l’esercizio 2025/26 con un risultato migliore di circa sei miliardi di dollari rispetto alle previsioni, offrendo al governo Albanese un dato favorevole proprio alla vigilia di un possibile nuovo rialzo dei tassi d’interesse.

Il ministro del Jim Chalmers e quello delle Finanze Katy Gallagher hanno presentato oggi i conti finali, dopo che il deficit di fondo era stato stimato in 28,3 miliardi di dollari nella manovra economica di maggio.

Il dato resta comunque nettamente peggiore rispetto all’esercizio precedente, quando il disavanzo finale del 2024/25 era risultato di poco inferiore ai 10 miliardi.

Gallagher ha difeso la gestione della spesa pubblica, sostenendo che il governo abbia individuato risparmi per evitare che gli investimenti federali aggravino ulteriormente le spinte inflazionistiche.

Gallagher ha però indicato nel conflitto in Medio Oriente uno dei principali fattori esterni che stanno incidendo sui prezzi, a partire da quelli dei carburanti.

L’inflazione resta infatti al di sopra della fascia obiettivo della Reserve Bank of Australia (RBA), fissata tra il 2 e il 3 per cento, mentre il rincaro del petrolio rischia di prolungare le pressioni sui prezzi.

I futures sul Brent sono saliti a 106 dollari statunitensi al barile, in un contesto segnato dalle difficoltà nei negoziati tra Stati Uniti e Iran, dalla chiusura dell’oleodotto East-West dell’Arabia Saudita, dall’aumento delle importazioni cinesi e dalla riduzione delle esportazioni dei Paesi non appartenenti all’OPEC.

Secondo Vivek Dhar, responsabile delle materie prime della Commonwealth Bank, un forte calo delle scorte globali potrebbe spingere il Brent fino a 150 dollari al barile, con prezzi tanto elevati da comprimere la domanda nelle economie emergenti e in via di sviluppo dell’Asia.

Ogni aumento di un dollaro statunitense nel prezzo del Brent si traduce approssimativamente in un centesimo in più al litro alla pompa.

L’inflazione complessiva potrebbe così salire dal 3,5 al 4 per cento quando l’Australian Bureau of Statistics (ABS) pubblicherà i nuovi dati mercoledì.

La RBA è ampiamente attesa a portare domani il costo del denaro al 4,6 per cento, il livello più alto degli ultimi 15 anni. Nelle ultime settimane la governatrice Michele Bullock e altri dirigenti dell’istituto hanno espresso crescente preoccupazione per la persistenza dell’inflazione.

La deputata liberale Zoe McKenzie ha invece attribuito parte delle responsabilità alla spesa pubblica, osservando che molte famiglie con un mutuo devono già destinare oltre 30mila dollari l’anno, al netto delle imposte, al pagamento degli interessi.

Nel frattempo, il mercato immobiliare continua a indebolirsi: secondo Cotality, il tasso preliminare di aggiudicazione alle aste è sceso al 50,3 per cento, mentre i prezzi mediani nazionali risultano inferiori del 3,6 per cento rispetto al picco ciclico di marzo.