CANBERRA – Automobilisti, aziende di trasporto e produttori agricoli si preparano a nuovi aumenti dopo la cessazione dello sconto federale sulle accise sui carburanti, mentre il governo incarica l’autorità garante della concorrenza di sorvegliare eventuali rincari artificiosi.

Il ministro del Tesoro Jim Chalmers ha scritto all’Australian Competition and Consumer Commission (ACCC), chiedendo un controllo più rigoroso dell’andamento dei prezzi praticati da distributori e fornitori. Le imprese che approfittassero del ritorno all’aliquota ordinaria per gonfiare i listini potrebbero essere multate fino a 100 milioni di dollari per ciascuna infrazione.

“Il regolatore li osserverà con estrema attenzione”, ha dichiarato Chalmers ospite della trasmissione RN di ABC. “Non possono usare il ripristino delle normali accise come copertura per trattare gli automobilisti da ingenui”.

Il governo aveva ridotto il prelievo di 32 centesimi al litro all’inizio di aprile, in seguito all’impennata del petrolio provocata dal conflitto con l’Iran. L’agevolazione era poi scesa a 16 centesimi dal primo luglio, prima di essere eliminata del tutto a partire da oggi.

Chalmers ha escluso, almeno per ora, una nuova applicazione dello sconto, che ha sottratto entrate al bilancio federale. Ha tuttavia precisato che l’esecutivo continuerà a riesaminare le proprie scelte alla luce dell’incertezza internazionale.

Gli aumenti sono già visibili. Dalla fine di giugno, la benzina è rincarata in media di oltre 40 centesimi al litro, mentre il gasolio ha registrato incrementi superiori a 60 centesimi nella maggior parte delle capitali. Il deterioramento della tregua tra Iran e Stati Uniti ha aggravato l’instabilità del mercato energetico.

Gli effetti non si limiteranno alle stazioni di servizio. Il ritorno delle accise ordinarie, insieme al ripristino dei consueti oneri stradali per i mezzi pesanti, rischia di accrescere i costi dell’intera filiera alimentare e agricola.

Richard Forbes, amministratore delegato di Independent Food Distributors Australia, ha osservato che l’alternarsi di scontri e pause in Medio Oriente rende arduo programmare acquisti, consegne e contratti. Le forniture alimentari non sarebbero in pericolo nelle città e nella maggior parte delle aree regionali, ma trasportatori e distributori potrebbero essere costretti a trasferire parte delle maggiori spese sui clienti.

Più grave il quadro delineato da Ben Maguire, amministratore delegato dell’Australian Livestock and Rural Transporters Association. Secondo Maguire, alcuni autotrasportatori hanno già sospeso l’attività perché i committenti non riescono a sostenere tariffe più alte.

Il settore, ha avvertito, non teme soltanto il rincaro del carburante, ma la possibilità concreta che numerose imprese non riescano più a lavorare. La campagna agricola richiede inoltre il trasporto a costi sostenibili di gasolio, fertilizzanti ed erbicidi verso le aziende rurali.

Qualora tali materiali non arrivassero nei tempi necessari, la produzione non potrebbe proseguire ai ritmi abituali. Il prezzo pagato alla pompa rischia così di propagarsi dai trasporti ai campi e, infine, agli scaffali dei supermercati.