BRUXELLES - “In qualità di Paese di turno alla presidenza, l’Irlanda convocherà martedì una riunione del Consiglio Giustizia e Affari interni dell’Ue, presieduta dal ministro della Giustizia Jim O’Callaghan, per discutere degli sviluppi a Ceuta. Restiamo in stretto contatto con tutti gli Stati membri e le istituzioni e continuiamo a monitorare la situazione”.

L’annuncio, arrivato nel pomeriggio di sabato dal presidente di turno del Consiglio dell’Unione europea, Micheál Martin, primo ministro irlandese, annuncia la riunione in videoconferenza per discutere della situazione a Ceuta, l’enclave spagnola in territorio marocchino. Nonostante si invochi una “risposta europea” comune, gli Stati membri sembrano più che mai divisi sulla modalità.

A certificare la distanza tra le capitali europee sono le due lettere giunte nelle stesse ore a Bruxelles. Da una parte, quella del premier spagnolo Pedro Sánchez, dall’altra quella promossa dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni insieme ad altri ventuno leader europei.

Entrambe chiedono la convocazione urgente dei ministri dell’Interno dell’Unione europea, ma propongono approcci profondamente diversi per affrontare la nuova emergenza migratoria. 

Madrid insiste sul principio della solidarietà europea e sul fatto che la difesa delle frontiere esterne rappresenti una responsabilità condivisa da tutti gli Stati membri, non soltanto da quelli situati in prima linea. Nella sua lettera, Sánchez sottolinea la necessità di una risposta comune e critica apertamente quella che definisce la reazione “asimmetrica” dell’Italia.

Secondo il premier spagnolo, mentre numerosi governi europei hanno espresso solidarietà e offerto assistenza concreta alla Spagna, Roma avrebbe scelto la strada dello scontro politico. Sánchez ricorda inoltre che, secondo i dati di Frontex, quello spagnolo resta uno dei confini esterni meno permeabili dell’Unione europea, rivendicando il lavoro svolto negli anni per il controllo della frontiera con il Marocco.

Di tono completamente diverso è invece la lettera promossa da Giorgia Meloni insieme alla premier danese Mette Frederiksen. L’iniziativa, avviata già venerdì attraverso una serie di contatti diplomatici, ha raccolto il sostegno di altri venti capi di governo, tra cui anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz, ampliando il gruppo dei Paesi favorevoli a un deciso rafforzamento delle politiche migratorie.

Nel documento, i ventidue leader chiedono una risposta “coordinata, rapida ed efficace” alla crisi di Ceuta, invitando l’Unione europea a valutare tutti gli strumenti disponibili per rafforzare la protezione delle frontiere esterne. 

Tra le misure indicate, anche la possibilità di reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere interne dell’area Schengen, qualora necessario. Il documento richiama inoltre l’attenzione sulle regolarizzazioni di massa decise dal governo spagnolo, sostenendo che iniziative di questo tipo possano costituire un fattore di attrazione per l’immigrazione irregolare. 

Per Giorgia Meloni si tratta di “un segnale importante”, perché dimostrerebbe come la linea sostenuta dall’Italia sulla gestione dei flussi migratori sia ormai condivisa da un numero crescente di governi europei. La posizione del governo italiano trova il sostegno anche degli altri partiti della maggioranza.

Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ribadisce la necessità di favorire un’immigrazione “regolare e pienamente integrata”, criticando quelle che definisce politiche di accoglienza indiscriminata. Nel centrodestra prevale la convinzione che quanto sta accadendo a Ceuta rappresenti il fallimento dell’attuale gestione migratoria del governo socialista spagnolo.

Di segno opposto la lettura delle opposizioni italiane, secondo cui l’iniziativa del governo sarebbe dettata soprattutto da esigenze di politica interna. 

Anche Washington è intervenuta sulla questione di Ceuta, con il Dipartimento di Stato americano che ha elevato a livello 3 l’allerta per i viaggi a Ceuta, invitando i cittadini statunitensi a riconsiderare gli spostamenti verso l’area.

In un messaggio pubblicato su X, la Casa Bianca ha anche evidenziato come “l’incontrollato arrivo di migranti dal Marocco a Ceuta possa causare situazioni di sicurezza imprevedibili e pericolose”. 

La riunione straordinaria dei ministri dell’Interno dell’Unione europea, convocata dalla presidenza irlandese per domani, si preannuncia quindi come un banco di prova per verificare se i Ventisette riusciranno a superare le profonde divisioni emerse negli ultimi giorni e a individuare una strategia comune davanti a una crisi migratoria destinata a mettere nuovamente sotto pressione la politica europea sui confini e sull’asilo.