E Malagò, come era nelle sue corde, ha (ri)nominato ct dell’Italia Roberto Mancini, amico di vecchia data nonché socio dell’Aniene, il suo circolo. Tanto rumore per nulla.
Per il tecnico jesino una prova durissima dopo l’addio alla nazionale per un mucchio di soldi (25 milioni la sirena araba) il 13 agosto 2023 e alla vigilia di un durissimo debutto in Nations League. Avversari Belgio, Turchia e Francia. D’obbligo evitare il quarto posto per non retrocedere nella competizione e peggiorare il ranking con conseguenze pesanti sui sorteggi futuri nelle qualificazioni al campionato europeo e alla Coppa del Mondo.
A Mancio mi permetto un paio di suggerimenti: non si aggrappi ai soliti noti e dia un’occhiata alle scelte di Baldini, basta gingillarsi con i visi pallidi visti in Bosnia. Confidiamo nel suo coraggio e in quello del presidente ai quali auguriamo il meglio per risollevare le sorti d’una Nazionale che al Mondiale fa cilecca dal 2006, l’anno del trionfo di Lippi.
Poi due sculacciate al primo turno e tre drastiche eliminazioni. Al di là delle dichiarazioni istituzionali di Simonelli, presidente della Lega di Serie A, i grandi club avrebbero preferito Conte, ritenuto l’uomo ideale per una terapia d’urto. Buffon e Carnevali l’hanno detto chiaramente. “Facciamo le corna”, diceva Eduardo De Filippo.
In settimana Infantino ha fatto marcia indietro sull’idea di cedere pezzi importanti del Mondiale per fare cassa e distribuire 20 milioni di dollari a ciascuna delle 211 federazioni in cambio del via libera al progetto.
Troppi i “no” a un’operazione che avrebbe portato a fondi, banche e investitori pezzi importanti del torneo più importante del pianeta. Si sarebbe trattato d’una forma evidente di privatizzazione di cui i membri della Fifa non erano stati informati. Troppi i “no”.
A cominciare dall’Uefa che, con decisione unanime, si è messa contro la Fifa: “Le competizioni non si vendono. Ci sono dei limiti invalicabili in difesa dello sport. Le nostre nazionali sono pronte a boicottare tutte le competizioni organizzate dalla Fifa”, il diktat di Ceferin, il presidente europeo.
Dalla sua parte anche la confederazione asiatica e la confederazione del nord-centro America che racchiude anche i paesi caraibici. È iniziata in modo “cruento” la lotta di potere in vista delle elezioni della Fifa in programma nel 2027.
Infantino, pur messo alla corde, non è stato sconfitto. Ma la sua posizione vacilla. Dietro l’angolo si sta materializzando la candidatura di Ceferin. E Gravina, attenzione, potrebbe diventare in questo caso il presidente dell’Uefa. Un incastro dopo l’altro.