SYDNEY - Jim Chalmers ha ammesso che il Partito laburista ha pagato un prezzo politico per la contestata riforma dell’imposta sulle plusvalenze, mentre creatori di startup e gruppi imprenditoriali restano divisi sulle esclusioni annunciate dal governo.
Le “imprese innovative” potranno continuare ad accedere allo sconto del 50% sull’imposta sulle plusvalenze, mentre sarà ampliata l’idoneità alla riduzione del 50% sugli active assets per le piccole imprese. Il governo cerca così di contenere la reazione del settore dopo il piano presentato nel budget di maggio, che sostituisce lo sconto del 50% con un modello basato sull’indicizzazione del costo base all’inflazione e un’aliquota minima del 30%.
Il ministro del Tesoro ha difeso la riforma, ma ha riconosciuto il danno d’immagine causato da una “grande campagna politica di parte”. “Penso che abbiamo perso un po’ di vernice politica, ma ne vale la pena perché qui stiamo facendo la cosa giusta”, ha detto ospite di ABC Radio National.
Nel discorso agli imprenditori tenuto sulla Central Coast del New South Wales, Chalmers ha cercato di ridimensionare l’impatto delle modifiche, citando analisi condotte dal Dipartimento del Tesoro secondo cui il 60% delle plusvalenze nette è incassato dallo 0,2% dei contribuenti.
La misura era stata presentata come un modo per rendere il mercato immobiliare più equo per chi compra la prima casa, riducendo i vantaggi degli investitori. Ma l’impianto si applica anche ad azioni e imprese. Per le startup, che spesso partono da un costo base quasi nullo, l’indicizzazione offre poco: l’aliquota effettiva massima sulle plusvalenze può salire fino a quasi il 47%, riducendo l’incentivo a rischiare e fondare un’azienda.
Il problema riguarda anche il fattore di attrazione per i talenti. Con meno capitale per stipendi elevati, molte startup usano la sweat equity, offrendo ai dipendenti una quota dell’impresa nella speranza di un futuro guadagno se il valore cresce.
Il Tech Council ha definito le esclusioni una risposta costruttiva alle preoccupazioni del settore. Ma un creatore, rimasto anonimo, ha detto che le startup australiane lavorano già “in modalità difficile” e che giovani qualificati continueranno a spostarsi verso Stati Uniti, Regno Unito e Nuova Zelanda. “Vieni pagato molto di più, paghi meno tasse. E vivi anche un po’ di avventura”, ha detto.
Il governo ha inoltre abbandonato il piano per un’imposta minima del 30% sui nuovi discretionary testamentary trusts, dopo una campagna che l’aveva etichettata come tassa di successione.
Il leader dell’opposizione Angus Taylor ha definito le correzioni “troppo poco, troppo tardi”. Geoff Wilson, di Wilson Asset Management, ha detto che la corsa a proteggere le startup dimostra i difetti della proposta originaria. Per Skye Cappuccio, del Council of Small Business Organisations Australia, il passo è positivo, ma restano dubbi sugli effetti su investimenti, imprenditorialità e produttività. La riforma va avanti. La fiducia del settore, invece, resta da ricostruire.