PECHINO – La Cina ha rinunciato a 360 terawattora di energia pulita nei primi sei mesi del 2026, una quantità sufficiente ad alimentare il Messico per un anno, mentre le reti elettriche non riescono a tenere il passo con la rapida espansione delle rinnovabili.

Secondo un rapporto di Global Energy Monitor (GEM) e Center for Research on Energy and Clean Air (CREA), il volume di energia eolica e solare non immessa in rete è aumentato del 49 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Il fenomeno, noto come curtailment, si verifica quando la produzione viene ridotta preventivamente perché la rete non ha capacità sufficiente per assorbirla o trasportarla.

Gli analisti attribuiscono il problema cinese soprattutto alla carenza di infrastrutture di trasmissione e a contratti che garantiscono il funzionamento di nuove centrali a carbone, anche quando sarebbe disponibile maggiore produzione da fonti rinnovabili.

“Il curtailment in Cina è strutturale, non un collo di bottiglia temporaneo”, ha spiegato Yuan Ren di Wood Mackenzie, prevedendo che il problema si protrarrà per il resto del decennio.

Le stime indipendenti sono molto superiori ai dati ufficiali. La National Energy Administration cinese sostiene che nella prima metà dell’anno sia stato escluso dalla rete l’8,6 per cento della produzione solare e il 9,1 per cento di quella eolica.

GEM e CREA stimano invece che il 26,1 per cento della produzione complessiva di eolico e solare sia stato inutilizzato, sulla base di dati corretti per le condizioni meteorologiche.

Il problema sta già modificando gli investimenti. Le nuove installazioni solari in Cina sono diminuite del 66 per cento quest’anno, mentre cresce l’interesse per impianti che combinano pannelli e sistemi di accumulo.

Nel frattempo, la produzione elettrica da carbone dovrebbe tornare ad aumentare, interrompendo il calo registrato l’anno scorso.

Le difficoltà non riguardano soltanto la Cina.

Nel National Electricity Market australiano, l’energia eolica e solare esclusa dalla rete è aumentata del 37 per cento nella prima metà del 2026, raggiungendo 2,93 terawattora, pari al 7 per cento della produzione complessiva delle due fonti.

In Giappone il dato ha raggiunto 2,35 terawattora, con un aumento del 34 per cento, mentre in India nel solo trimestre di giugno sono stati esclusi 8,13 terawattora di energia solare, pari al 14 per cento della produzione.

Secondo Kostantsa Rangelova di Ember, una rapida espansione delle batterie potrebbe ridurre il problema. Cita il caso del Cile, che nel 2025 ha aggiunto quattro gigawattora di capacità di accumulo, in gran parte installata direttamente accanto agli impianti solari.