CANBERRA - La Coalizione sta scegliendo di concentrare l’attacco sul Partito laburista, non su One Nation, nonostante i sondaggi continuino a mostrare il partito di Pauline Hanson davanti ai Liberali e ai Nazionali nel voto primario.
Le linee quotidiane distribuite ai membri senior dell’opposizione, ottenute da ABC, li invitano a “mantenere la rotta” davanti a numeri elettorali disastrosi, ma non offrono una guida precisa per rispondere a domande dirette su One Nation. Il documento di sette pagine cita Hanson zero volte e nomina il suo partito una sola volta.
Il testo, usato per mantenere coerente il messaggio pubblico del gabinetto ombra, si concentra invece su tasse, tassi di aggiudicazione alle aste, sondaggi e multiculturalismo. Nella sezione dedicata alle rilevazioni che mostrano One Nation in vantaggio sulla Coalizione, ai parlamentari viene suggerito di sostenere che l’opposizione può recuperare con più tempo, chiarendo ciò che rappresenta, dimostrando di essere l’unica forza capace di un cambiamento credibile e competente, ed evidenziando i rischi connessi sia con il Partito laburista che con One Nation.
Il riferimento a Hanson, però, si ferma lì. Circa sei punti del documento attaccano i piani fiscali del Partito laburista, e un numero simile presenta le politiche della Coalizione come alternativa. Fonti Liberali sostengono che questa linea, se seguita con costanza, permetterebbe di distinguere l’opposizione sia dal governo che da One Nation.
La scelta contrasta con l’approccio di figure come Andrew Hastie, Garth Hamilton e il leader dei Nazionali al Senato, Matt Canavan, più inclini allo scontro diretto con Hanson. Hastie aveva detto ai suoi sostenitori che, se Hanson cercava “guerra”, da lui l’avrebbe avuta.
Il documento interno preferisce un’altra diagnosi: gli australiani non hanno ancora sentito abbastanza di ciò che la Coalizione propone. Angus Taylor, nell’ultima riunione del gruppo parlamentare prima della pausa invernale, ha chiesto disciplina e unità, sostenendo che gli elettori sono risentiti per i fallimenti del Partito laburista e per la fiducia tradita dalle promesse infrante.
L’ex stratega liberale Tony Barry, oggi direttore di Redbridge, ritiene però che Partito laburista e Coalizione non comprendano davvero il profilo dell’elettore tipico di One Nation. Secondo Barry, entrambi i maggiori partiti attribuiscono motivazioni senza una base di ricerca solida. La Coalizione, ha detto, “cammina in punta di piedi” attorno al problema e per questo non recupera.
Il disagio interno è emerso anche dopo l’intervento di Melissa McIntosh, che ha proposto un rebrand del Partito liberale. Tony Abbott ha respinto l’idea, mentre Michaelia Cash ha sostenuto che gli australiani non vogliono un cambio di nome, ma un’opposizione capace di cambiare un Paese che arretra.
Sul multiculturalismo, le linee chiedono ai parlamentari di sostenere un’Australia in cui tutti rispettano le leggi, condividono i valori comuni e contribuiscono al tessuto nazionale. Il testo respinge la forma di multiculturalismo voluta dal Partito laburista, accusandolo di applicare standard diversi in base a ogni retroterra culturale.
Il messaggio del giorno resta però la “widow tax”, legata alle modifiche a negative gearing e imposta sulle plusvalenze. Per ora, la Coalizione ha scelto il bersaglio più visibile: il Partito laburista. Il problema è che l’elettorato di protesta sembra guardare altrove.