MODENA - La polizia ha fermato Daniele Tavoni, 55 anni, con l’accusa di aver ucciso sua madre e il marito di lei, trovati decapitati nella loro abitazione a Mirandola, in provincia di Modena. L’uomo è indagato per duplice omicidio aggravato ed è stato trasferito nel carcere di Modena, in attesa della convalida del fermo da parte del giudice.
Le vittime sono Vincenza Giannini, 74 anni, originaria di Bovino, in provincia di Foggia, e il marito Pier Ferdinando Casari, 83 anni, nato a San Felice sul Panaro, nel Modenese.
A far scoprire i corpi è stata una vicina di casa che, preoccupata perché non vedeva e non sentiva i due anziani da alcuni giorni, ha chiamato il numero di emergenza 112.
Gli agenti del commissariato di Mirandola sono intervenuti nell’abitazione di via Imperiale insieme ai vigili del fuoco e al personale sanitario del 118. Una volta entrati, hanno trovato i due corpi, che presentavano evidenti segni di violenza.
Le indagini, proseguite per tutta la notte con i rilievi della polizia scientifica, si sono concentrate sul figlio della donna, residente in un’abitazione adiacente a quella delle vittime.
Secondo quanto comunicato dalla Procura di Modena, nella casa di Tavoni sono stati rinvenuti gli strumenti ritenuti utilizzati per commettere il delitto, oltre a “evidentissime e copiose tracce ematiche”.
Gli elementi raccolti dagli investigatori hanno portato al fermo dell’uomo, che durante gli accertamenti era rimasto all’esterno dell’abitazione, costantemente sorvegliato dalle forze dell’ordine.
Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti ci sono possibili contrasti familiari legati a questioni economiche. Secondo alcune ricostruzioni, in passato il cinquantacinquenne avrebbe avuto discussioni per motivi di denaro con la madre e il patrigno. Non è però ancora stato accertato se questi contrasti abbiano avuto un ruolo nel duplice omicidio.
Tavoni, che svolgeva lavori saltuari e non aveva un’occupazione stabile, non risulta attualmente seguito dai servizi di salute mentale di Modena, ma avrebbe avuto contatti con le strutture sanitarie per un percorso di cura iniziato oltre dieci anni fa, con un’ultima visita risalente al 2019. Non sono emersi elementi che colleghino questo precedente alla vicenda.
La posizione dell’uomo sarà ora esaminata dal giudice per le indagini preliminari, chiamato a decidere sulla convalida del fermo.