ROMA - Papa Leone XIV ha telefonato al presidente russo Vladimir Putin dall’ospedale Gemelli, dove si trova ricoverato dopo l’intervento al polmone, per chiedere una tregua umanitaria nella città ucraina di Oleshky, nella regione di Kherson. Il presidente russo ha espresso disponibilità a sostenere iniziative per garantire la sicurezza dei civili e consentire l’arrivo di aiuti essenziali.
La telefonata segna la ripresa dell’attività diplomatica del Pontefice, le cui condizioni di salute continuano a migliorare. Nonostante la convalescenza, Leone XIV ha ripreso a occuparsi dei principali dossier della Santa Sede, a partire dalla guerra tra Russia e Ucraina.
Secondo quanto comunicato dalla sala stampa vaticana, durante il colloquio il Papa ha espresso “viva preoccupazione per la grave situazione umanitaria nella città di Oleshky”, chiedendo una tregua per permettere l’arrivo di generi alimentari, medicinali e l’evacuazione volontaria e sicura della popolazione civile.
Leone XIV ha inoltre ribadito l’impegno della Santa Sede a favore del dialogo e della pace.
Dal Cremlino è arrivata una risposta di apertura, accompagnata però da nuove accuse nei confronti di Kiev. Putin ha attribuito alle autorità ucraine la responsabilità della crisi umanitaria nella città, ma ha assicurato sostegno all’intenzione del Vaticano di contribuire alla sicurezza della popolazione e all’organizzazione delle forniture indispensabili.
Non è stato ancora annunciato un accordo per la tregua né sono state definite le modalità di un eventuale intervento umanitario.
A spiegare l’iniziativa è stato il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin. “È stato il Santo Padre che ha preso l’iniziativa per perorare la causa di questa città assediata”, ha dichiarato, precisando che a Oleshky si troverebbero circa duemila civili bisognosi di assistenza.
Secondo Parolin, il Papa ha chiesto di aprire corridoi umanitari per consentire sia l’ingresso di cibo e medicinali sia l’uscita in sicurezza delle persone che desiderano lasciare la città.
Il colloquio si inserisce nell’attività diplomatica avviata da tempo dalla Santa Sede. Leone XIV aveva già parlato con Putin nel giugno 2025 e aveva più volte offerto la disponibilità del Vaticano a ospitare eventuali negoziati di pace.
Recentemente si erano inoltre recati a Mosca due importanti rappresentanti della diplomazia vaticana: monsignor Paul Richard Gallagher, responsabile dei rapporti con gli Stati, e il cardinale Matteo Zuppi, impegnato in particolare sulle questioni umanitarie, tra cui lo scambio di prigionieri e il ritorno dei bambini ucraini trasferiti in Russia.
Nel frattempo, continuano ad arrivare notizie positive sulle condizioni di salute del Pontefice. Il Vaticano ha diffuso le prime fotografie dopo l’intervento chirurgico, confermando che il decorso post-operatorio procede regolarmente.
Leone XIV continua a sottoporsi alle sedute di fisioterapia e segue le indicazioni dei medici, ma ha ripreso anche gli impegni di lavoro e l’esame dei principali dossier vaticani.
È stata confermata la recita dell’Angelus di domenica che potrebbe svolgersi dal Gemelli, anche se non viene esclusa la possibilità di dimissioni dall’ospedale già domani e, in quel caso, il Pontefice potrebbe tornare ad affacciarsi su Piazza San Pietro.
Restano inoltre in corso i preparativi per il viaggio in Sudamerica, ancora previsto all’inizio di novembre. La diffusione dell’elenco dei giornalisti ammessi al volo conferma che l’organizzazione prosegue, ma non costituisce una garanzia sulla partenza.
La decisione definitiva dipenderà dalle valutazioni dei medici e dall’evoluzione della convalescenza.