WASHINGTON - La fiammata dei prezzi dei carburanti, legata alla guerra in Iran (ma imputabile soprattutto al conflitto in Ucraina secondo il presidente Donald Trump), continua a gravare pesantemente sui bilanci delle famiglie statunitensi, minacciando di trasformarsi in uno dei temi centrali delle imminenti elezioni di metà mandato.  

A settembre l’inflazione negli Stati Uniti ha registrato un rialzo del 3,7%, spinta primariamente dai costi dell’energia. Secondo i dati del Dipartimento del Lavoro citati dal Wall Street Journal, nell’ultimo anno i prezzi della benzina sono aumentati del 34%, mentre il gasolio da riscaldamento ha segnato a settembre un’impennata del 74%. 

Dall’inizio delle operazioni militari congiunte tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, le quotazioni della benzina negli Usa sono salite di oltre il 40% a causa della contrazione delle forniture globali di greggio. I dati dell’associazione automobilistica AAA, ripresi da NBC News, indicano che la media nazionale della benzina ha superato i 4 dollari al gallone, segnando un incremento di oltre un dollaro rispetto all’inizio delle ostilità (nonostante un calo di circa 20 centesimi registrato da metà maggio ad oggi). In sei Stati (Alaska, California, Hawaii, Oregon, Nevada e Washington) il prezzo medio ha raggiunto o superato i 5 dollari al gallone, mentre Georgia, Ohio e Texas rilevano i valori più bassi. 

Un’analisi curata dal Climate Solutions Lab della Brown University stima che la crescita del costo della benzina dall’avvio della guerra sia costata complessivamente agli Usa oltre 70 miliardi di dollari. L’aumento dei costi energetici non riguarda soltanto la rete stradale: anche i prezzi del carburante per aviogetti hanno subito forti rialzi, spingendo le compagnie aeree a ritoccare verso l’alto le tariffe dei biglietti. Sul mercato petrolifero, le quotazioni del greggio hanno mostrato forti oscillazioni, riavvicinandosi ai livelli pre-bellici per poi impennarsi di nuovo con il protrarsi dell’instabilità in Medio Oriente. 

L’impatto finanziario varia notevolmente a seconda della geografia e dei consumi locali. Stime del Climate Solutions Lab evidenziano che dall’inizio del conflitto in Iran una famiglia tipo in Wyoming ha sostenuto una spesa aggiuntiva annuale di 975 dollari per la benzina, a fronte dei 339 dollari stimati in Oregon: un divario di 636 dollari attribuibile ad abitudini di guida, prezzi locali, costi di trasporto e capacità di raffinazione. Nelle aree rurali, nota il Wsj, le distanze maggiori e l’impiego di veicoli di grande cilindrata amplificano l’esposizione ai rincari. 

Di contro, Stati come California e New York hanno evidenziato aumenti della spesa familiare per la benzina inferiori alla media nazionale, nonostante prezzi alla pompa più elevati, in virtù di consumi medi per nucleo familiare più contenuti. “Il fattore determinante è soprattutto rappresentato dalle abitudini di consumo”, ha dichiarato Jeff Colgan, direttore del Climate Solutions Lab. 

Il quadro appare ancora più critico per il diesel, risorsa chiave per la logistica dei trasporti e per l’agricoltura. In Wyoming, la maggiore spesa familiare stimata dall’inizio del conflitto ha raggiunto i 2.254 dollari (quasi cinque volte la media nazionale), seguita dall’Alaska con 2.179 dollari. Aumenti del diesel superiori alla media si registrano anche in Iowa, Kansas, Maine, New Hampshire e Texas. 

La pressione sui conti domestici si intreccia direttamente con gli equilibri politici al Congresso in vista delle Midterm, in un momento in cui tutti i principali istituti di ricerca indicano l’inflazione e il costo della vita come le preoccupazioni prioritarie dell’elettorato. 

Dei nove Stati in cui la corsa per il Senato è considerata in perfetto bilico secondo i sondaggi, sette presentano incrementi della spesa familiare per la benzina superiori alla media nazionale: Iowa, Kansas, Maine, Michigan, New Hampshire, North Carolina e Texas. Secondo quanto osservato dal Wsj, il malcontento diffuso per l’aumento dei costi sta contribuendo a rendere contendibili e competitive anche roccaforti tradizionalmente repubblicane come il Kansas e il Texas.