CHIETI - I tre bambini della cosiddetta “famiglia nel bosco” potranno trascorrere i fine settimana con i genitori, senza la presenza di assistenti sociali o altre figure di supervisione. La richiesta avanzata da Catherine Birmingham e Nathan Trevallion è stata accolta dopo undici mesi di separazione, segnando un nuovo passo verso il ricongiungimento familiare. 

A confermare la notizia è stato l’avvocato Simone Pillon, che rappresenta i genitori e considera ormai vicina la conclusione del percorso per il ritorno definitivo dei figli in famiglia. 

I tre minori, due gemelli di sei anni e la sorella maggiore di otto, sono attualmente ospitati in una casa famiglia a Vasto, in provincia di Chieti. I genitori vivono invece in un’abitazione messa gratuitamente a disposizione dal Comune di Palmoli. 

Il percorso di riavvicinamento è iniziato a settembre, con incontri diurni tra i bambini e i genitori. Il 22 settembre i tre fratelli hanno visitato per la prima volta la nuova casa della coppia, mentre il 29 settembre sono tornati nel casolare immerso nel bosco dove vivevano prima dell’allontanamento. Quest’ultima visita è durata circa un’ora e mezza.  

Secondo quanto riferito dal legale, i bambini hanno trascorso il tempo con i genitori tra giochi, biscotti allo zenzero e una cena preparata dalla madre. 

Con il nuovo provvedimento, i tre fratelli potranno dormire durante i fine settimana nella nuova abitazione dei genitori e tornare di giorno nel casolare, dove si trovano ancora gli animali con cui vivevano. 

Il sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli, ha sottolineato che la coppia ha completato i passaggi richiesti per favorire il ricongiungimento. 

“Ormai il problema casa non esiste, il problema scolarizzazione non esiste, il problema socializzazione non esiste”, ha dichiarato il primo cittadino, aggiungendo che la famiglia si è sottoposta alle visite mediche e alle valutazioni specialistiche previste. 

Secondo Masciulli, gli psicologi e i neuropsichiatri che si sono occupati del caso avrebbero inoltre raccomandato un rapido ricongiungimento dei bambini con i genitori. 

La vicenda era iniziata alla fine del 2025, quando il Tribunale per i minorenni dell’Aquila aveva sospeso la responsabilità genitoriale della coppia anglo-australiana. 

La famiglia viveva in un casolare isolato nei boschi di Palmoli, senza acqua corrente né elettricità, per scelta dei genitori, che desideravano crescere i figli a stretto contatto con la natura e lontano dai modelli di vita tradizionali. 

Le condizioni abitative e le questioni legate all’istruzione e alla socializzazione dei minori avevano portato all’intervento delle autorità e al loro allontanamento.