ROMA - Sono dodici le persone indagate dalla Procura di Roma nell'inchiesta sulle due missioni della Global Sumud Flotilla, la spedizione internazionale organizzata per raggiungere Gaza via mare a fine settembre 2025. Tra gli indagati figurano il ministro della Difesa israeliano Israel Katz e quello della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, insieme ad alti ufficiali delle forze armate e della polizia israeliana.
Le indagini, condotte dal Ros dei carabinieri, riguardano gli abbordaggi delle imbarcazioni in acque internazionali e il trattamento riservato agli attivisti dopo il fermo. Tra i reati contestati figurano tortura e sequestro di persona.
Secondo una nota della Procura, gli accertamenti hanno consentito di ricostruire le operazioni militari e di polizia e di individuare i responsabili delle rispettive catene di comando.
Per la prima missione, oltre ai due ministri, figurano tra gli indagati il capo di Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane, generale Eyal Zamir, l'allora comandante della Marina David Saar Salama, il capo di Stato maggiore Tal Politis, il comandante dell'unità navale speciale Shayetet 13, Eldad Borochovich, e il responsabile della base navale di Ashdod, Eitan Paz.
Per le operazioni a terra, gli investigatori hanno individuato il capo della Polizia israeliana Daniel Levy, il comandante del servizio penitenziario Kobi Yaakobi e altri responsabili delle forze di sicurezza e delle strutture carcerarie.
La seconda missione avrebbe coinvolto sostanzialmente la stessa catena di comando, con alcune differenze ai vertici della Marina.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti attraverso testimonianze e analisi tecniche, le imbarcazioni sarebbero state abbordate fuori dalle acque territoriali, in violazione del diritto internazionale marittimo. Durante le operazioni sarebbero state distrutte le apparecchiature utilizzate per trasmettere immagini in diretta e sequestrati i dispositivi elettronici dei partecipanti.
L'inchiesta si concentra anche sulle condizioni di detenzione degli attivisti, trasferiti al porto israeliano di Ashdod e successivamente nel carcere di Ktzi’ot.
La Procura riferisce di aver raccolto elementi relativi a percosse, lesioni, minacce di morte, insulti e accuse di terrorismo rivolte a numerosi partecipanti.
Gli investigatori avrebbero inoltre documentato la mancata distribuzione di alimenti essenziali, il diniego di cure mediche anche in presenza di necessità urgenti, condizioni igienico-sanitarie precarie e privazione del sonno.
Tra le violazioni contestate figura anche il mancato rispetto dei diritti di difesa. Secondo la ricostruzione della Procura, durante il periodo di fermo gli attivisti non avrebbero ricevuto un'adeguata assistenza legale né avuto la possibilità di comunicare tempestivamente con i propri avvocati o con le rappresentanze diplomatiche.
Le accuse sono oggetto dell'indagine e le eventuali responsabilità individuali dovranno essere accertate nelle successive fasi giudiziarie.
La Procura di Roma segnala infine che procedimenti analoghi sulle due spedizioni della Global Sumud Flotilla sono stati avviati anche in altri Paesi europei. Per favorire il coordinamento delle indagini e lo scambio di informazioni tra le autorità giudiziarie si è svolto un incontro presso Eurojust, l'agenzia dell'Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale.