TIRANA - Si inasprisce la tensione in Albania nella quarta giornata di proteste studentesche contro la corruzione e il carovita. Davanti alla sede del premier Edi Rama a Tirana, lungo l’Avenida dei Martiri (il principale boulevard della capitale), le forze dell’ordine sono intervenute con idranti e gas lacrimogeni per disperdere diverse centinaia di dimostranti che tentavano di avvicinarsi all’edificio governativo, dopo un assedio notturno a varie sedi istituzionali. Alcuni gruppi di manifestanti hanno risposto con una “pioggia di pietre” e il lancio di oggetti contro gli agenti schierati in imponente dispositivo antisommossa.
Momenti di forte scontro si sono registrati anche davanti al Ministero dell’Istruzione. Nonostante un iniziale accordo tra studenti e polizia per proseguire il corteo in modo pacifico, alcuni gruppi hanno incendiato cassonetti e lanciato pietre contro le forze dell’ordine, provocando la carica degli agenti.
Il premier Edi Rama ha chiesto pazienza ai cittadini, assicurando che l’esecutivo non cederà alle pressioni di piazza. Alle condanne per la spirale di violenza si è unita la vice prima ministra Albana Koçiu, che sui social ha preteso la fine degli attacchi ai rappresentanti delle forze dell’ordine: “La Polizia dello Stato non è proprietà di un governo né di un partito, è una istituzione della Repubblica. Dietro ogni uniforme c’è un cittadino, un padre, un marito, un figlio o una figlia. In democrazia possiamo essere oppositori politici, ma non possiamo trattarci come nemici”.
Il direttore generale della Polizia di Stato, Skënder Hita, ha tracciato un drammatico bilancio dei disordini in conferenza stampa, denunciando una “ondata di violenza, attacchi, incendi dolosi e distruzione” a danno di beni pubblici e privati.
Sul fronte delle forze dell’ordine si contano 71 agenti feriti, alcuni dei quali in modo grave, tra cui un poliziotto ricoverato a Shkodra in condizioni stabili ma serie a causa di una lesione alla testa. Per quanto riguarda fermi e arresti, circa 180 persone sono state fermate giovedì, mentre altre 97 sono state arrestate durante i disordini nel centro di Tirana, con 57 di esse già messe a disposizione dell’autorità giudiziaria. Complessivamente, dall’inizio delle proteste, si registrano 127 arresti nella capitale (tra cui 16 minorenni di età compresa tra i 15 e i 17 anni) e 244 persone indagate.
Hita ha garantito il diritto costituzionale alla protesta pacifica, avvertendo tuttavia che “nessuno deve usare i giovani come scudo” per compiere atti vandalici. Il capo della polizia ha rivelato che la gran parte dei fermati nelle prime due notti non era composta da studenti, bensì da “individui reclutati per scopi oscuri” dagli organizzatori, ipotizzando ingerenze interne ed esterne. Il direttore ha, inoltre, garantito che ogni aggressione alle forze dell’ordine o ai locali commerciali sarà perseguita come un attacco allo Stato di diritto.
Le mobilitazioni si stanno allargando ad altri centri urbani: a Lezhe studenti delle superiori hanno tentato di fare ingresso nel municipio prima di essere respinti dalla polizia, sfondando poi le finestre di una scuola e divellendo ringhiere e segnaletica. Manifestazioni e tensioni si registrano anche a Shkoder, Elbasan, Kamez, Kurbin, Rreshen e Fushe-Arrez.
Alla mobilitazione partecipano anche genitori e insegnanti a sostegno delle richieste dei giovani. “Viviamo molto male. Qui non abbiamo futuro. Non voglio che i miei figli debbano andare in un altro Paese”, ha dichiarato all’agenzia Efe Flora, madre di due studenti universitari.
Le rimostranze studentesche si innestano nel più ampio movimento cittadino nato a maggio con la cosiddetta “Rivoluzione dei fenicotteri” (denominata così dagli uccelli che popolano un parco naturale nel sud-est del Paese, sulla costa adriatica), partita contro un progetto immobiliare e urbanistico che vede il coinvolgimento di Jared Kushner, genero del presidente Usa Donald Trump. La protesta, nata in chiave ecologista e prevalentemente pacifica, si è estesa alla denuncia della corruzione, dell’aumento del costo della vita e del degrado dei servizi sanitari e scolastici.