WASHINGTON - Il complesso ping-pong diplomatico tra Washington e Teheran ha subito una brusca frenata. Il secondo round di negoziati, previsto a Islamabad, è stato ufficialmente rinviato a causa dell’eccessiva distanza tra le parti. Mentre l’agenzia semi-ufficiale dei Pasdaran, Tasnim, ha definito i colloqui “una perdita di tempo” a causa delle pretese statunitensi, gli Stati Uniti hanno risposto annullando il volo del vicepresidente JD Vance.  

Nonostante lo stallo, il presidente Donald Trump ha aperto alla possibilità di un nuovo incontro già per questo venerdì, 24 aprile, estendendo formalmente il cessate il fuoco ma confermando, al contempo, la prosecuzione del blocco navale.  

La Casa Bianca punta tutto sulla pressione finanziaria. La portavoce Karoline Leavitt ha dipinto un quadro di forte sofferenza per Teheran: “Stanno perdendo 500 milioni di dollari al giorno. L’isola di Kharg è satura, il petrolio non entra né esce e non riescono nemmeno a pagare i dipendenti”.  

Trump ha ribadito su Truth Social che il blocco resterà operativo finché non sarà presentata una proposta accettabile: “Vogliono riaprire lo Stretto perché stanno crollando finanziariamente. Sono affamati di soldi”. La presidenza ha inoltre smentito le voci di una tregua temporanea di 3-5 giorni, definendole “inesatte”.  

La tensione militare nello Stretto di Hormuz è ai massimi livelli. La Marina dei Pasdaran ha annunciato il sequestro di due navi della compagnia MSC, la Francesca e la Epaminondas, accusate di aver violato le normative di navigazione e il blocco imposto da Teheran. La Francesca è stata indicata come collegata a Israele, mentre la Epaminondas avrebbe manomesso i sistemi di navigazione e sarebbe risultata priva dei permessi necessari. 

Il Segretario Generale dell’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO), Arsenio Dominguez, ha condannato i sequestri definendoli “sconsiderati e inaccettabili”. Di contro, il capo della magistratura iraniana, Mohseni Ejei, ha avvertito gli Usa che ogni tentativo di forzare il passaggio porterà al “caos”, citando i danni subiti dai cacciatorpediniere statunitensi Murphy e Patterson.   

In questo scenario, l’Italia si prepara a un possibile intervento. Il capo di Stato maggiore della Marina militare, l’ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto, ha confermato la pianificazione di una missione basata su due cacciamine, un’unità di scorta e una logistica. “Siamo il Paese di riferimento nello sminamento”, ha dichiarato, precisando che l’Italia opererebbe all’interno di una coalizione europea con Francia, Inghilterra, Olanda e Belgio.