ROMA - La prima riforma della Difesa è pronta ad arrivare in Consiglio dei ministri con un disegno di legge che il governo punta a presentare entro l’inizio di luglio. Resta invece fuori, almeno per ora, il provvedimento sulla nuova riserva militare volontaria, che prevede un ampliamento fino a 40.000 unità entro il 2033. 

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha spiegato che il primo testo, di natura prevalentemente normativa, è quello più vicino all’esame del Cdm.  

“Speriamo di portare il primo, quello che ha meno problemi di copertura e che è normativo, al primo Consiglio dei ministri possibile”, ha detto. 

Diverso il discorso per il piano sulla riserva volontaria, che richiede risorse pluriennali. “Prevede l’aumento di 40.000 persone e ha giustamente dei problemi di copertura pluriennali da affrontare nella legge di bilancio, vediamo con la Ragioneria”, ha spiegato il ministro. 

Il progetto sulla riserva si inserisce nell’obiettivo di portare il personale complessivo delle Forze armate a circa 200.000 unità, ma i tempi dipenderanno dalle coperture e dalla prossima manovra. 

Sul tavolo resta anche la scelta sull’eventuale adesione italiana al Safe, il programma finanziario dell’Unione europea per sostenere gli investimenti nella difesa. L’Italia non ha ancora formalizzato l’accesso allo strumento, nonostante il pressing del ministero della Difesa. 

“Il Safe non è uno strumento sostitutivo perché altrimenti perderebbe totalmente la sua utilità”, ha detto Crosetto al question time, specificando: “Qualora l’Italia aderisse, la Difesa ha pronti gli investimenti. Ci consentirebbe di anticipare investimenti che invece altrimenti dovrebbero essere posticipati”. 

Il governo starebbe ancora valutando l’importo da richiedere, probabilmente inferiore alle prime ipotesi e compreso, secondo le stime circolate, tra 5 e 7 miliardi di euro. 

Crosetto ha ribadito anche di non avere assunto impegni a Washington durante l’incontro con il segretario statunitense alla Guerra, Peter Hegseth, escludendo vincoli sul Purl, l’iniziativa della Nato per l’acquisto congiunto di armi e sistemi di difesa statunitensi da destinare all’Ucraina. 

Quanto agli incrementi della spesa militare in rapporto al Pil, Crosetto ha auspicato che un aumento dello 0,15-0,20 per cento possa essere affrontato nella discussione di bilancio in autunno. 

Il tema delle risorse è stato sollevato anche dal capo di Stato maggiore della Difesa, Luciano Portolano, in audizione davanti alle commissioni Esteri e Difesa. Le missioni all’estero, ha spiegato, sono state rimodulate per il “sottofinanziamento”, che “incide in misura crescente sull’efficienza”.  

Il generale ha ricordato infatti che nel 2026 si è registrato un decremento del 6 per cento rispetto all’impianto difesa del 2025. 

Tra le novità previste nel decreto ci dovrebbe essere il rafforzamento della dimensione cyber, con la possibilità per la Difesa italiana di dotarsi di un proprio spazio cibernetico di interesse nazionale e di una catena di comando più definita. 

La bozza prevede anche l’istituzione del brevetto di “specialista cyber militare” e il Centro interforze di addestramento per il combattimento e per il contrasto alla minaccia ibrida, posto alle dirette dipendenze del capo di Stato maggiore della Difesa e guidato da un generale. 

Il testo introduce inoltre procedure di appalto accelerate e alcune deroghe pensate per garantire prontezza operativa. Secondo la bozza, le stazioni appaltanti del ministero della Difesa potranno procedere all’aggiudicazione e alla stipula dei contratti dopo avere acquisito un’autocertificazione dell’offerente. 

Nel disegno di legge sono previste anche norme per la gestione di eventi di emergenza e situazioni di crisi.