ROMA – A partire da domani, lunedì 28 settembre, Eni introdurrà un tetto al prezzo dei carburanti nelle sue circa 4mila stazioni di servizio: 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio.

Il price cap, previsto inizialmente per 30 giorni e prorogabile fino alla fine dell’anno, cerca di rispondere al continuo incremento dei prezzi alla pompa, con il governo che risponde riducendo progressivamente lo sconto sulle accise.

Il taglio fiscale è infatti passato da 12,2 a 6,1 centesimi al litro per il gasolio e dovrebbe esaurirsi il 5 ottobre. Successivamente, se la situazione internazionale lo richiederà, l’esecutivo potrebbe valutare nuovi interventi maggiormente calibrati sulla situazione economica delle famiglie.

Palazzo Chigi ha accolto favorevolmente la decisione di Eni, definendola un “lodevole atto di attenzione”. Il risultato viene ricondotto anche alle interlocuzioni avviate nei mesi scorsi dal governo con la compagnia energetica, di cui lo Stato è il principale azionista.

L’auspicio dell’esecutivo è ora che anche le altre società petrolifere seguano l’esempio, evitando così la necessità di interventi più incisivi sugli extraprofitti.

Eni controlla circa il 20% della rete di distribuzione italiana e proprio la dimensione dell’operazione solleva interrogativi sulle conseguenze per il mercato.

La Figisc, federazione dei gestori aderente a Confcommercio, riconosce che il tetto può offrire “parziale sollievo ai consumatori”, ma avverte che potrebbe anche “sconvolgere il mercato della distribuzione”.

A preoccupare sono soprattutto le possibili difficoltà per le stazioni delle altre compagnie, che rischierebbero di trovarsi fuori mercato se non riuscissero ad allinearsi ai prezzi Eni. Ma problemi potrebbero emergere anche negli impianti della stessa società in caso di forte aumento della domanda e difficoltà nel garantire i rifornimenti.

L’8 ottobre è prevista una riunione con le compagnie petrolifere e gli operatori della raffinazione per valutare un incremento della produzione.

Sul piano politico, il vicepremier Antonio Tajani ha rivendicato la scelta come una conferma della linea di Forza Italia, contraria alla tassazione degli extraprofitti. “Ha vinto la linea che io avevo suggerito: non tasse, ma coinvolgimento”, ha dichiarato, auspicando che altre compagnie seguano Eni.

Diversa la posizione della Lega, che dopo il “contributo volontario” di Eni torna a chiedere un intervento delle grandi banche a sostegno di famiglie e imprese.

Critico anche il leader del M5S Giuseppe Conte, secondo il quale non dovrebbe essere una singola azienda ad assumersi il compito di calmierare i carburanti. “Questi sono compiti del governo”, ha attaccato, richiamando le difficoltà di famiglie e imprese alle prese con caro vita, inflazione e bollette.