WASHINGTON (Stati Uniti) - Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha respinto la proposta avanzata dall’Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz e mettere in moto un nuovo percorso negoziale. Ma, nonostante il “no” pronunciato pubblicamente dalla Casa Bianca, il canale diplomatico tra Washington e Teheran non sembra essere completamente chiuso. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha infatti fatto sapere che l’Iran è ancora in attesa che i mediatori trasmettano ufficialmente la posizione definitiva degli Stati Uniti.
La proposta iraniana, presentata nei giorni scorsi all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di New York e trasmessa a Washington attraverso la mediazione del Qatar, prevede un percorso in sette giorni per arrivare alla riapertura dello Stretto di Hormuz, una delle principali rotte marittime mondiali per il trasporto di petrolio. In cambio, Teheran chiede una serie di concessioni da parte americana.
“Vogliono un accordo per riaprire immediatamente lo Stretto perché stanno subendo perdite pesantissime”, ha dichiarato Trump ai giornalisti alla Casa Bianca. Poco dopo, tuttavia, il presidente americano ha lasciato intendere di non essere contrario in assoluto alla possibilità di un’intesa: “Vogliono un accordo e per me va bene. Anche a me piace concludere accordi”.
Il giorno precedente il tycoon aveva già definito lo stretto “Trump Strait” in un’immagine pubblicata sulla sua piattaforma Truth Social.
Secondo fonti americane citate da Axios, durante gli ultimi contatti indiretti i negoziatori statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner avrebbero comunicato alla delegazione iraniana che Washington ritiene che Teheran non abbia il diritto di imporre condizioni per la riapertura dello Stretto, sostenendo che l’Iran non ne eserciti un controllo effettivo. Nonostante le divergenze, funzionari statunitensi avevano descritto le discussioni attraverso i mediatori come “positive e costruttive”.
Il piano iraniano riprende in parte i contenuti di un memorandum d’intesa sottoscritto tra le parti nei mesi scorsi. Teheran chiede innanzitutto la cessazione delle ostilità in tutta la regione, compreso il fronte libanese. A Washington viene inoltre chiesto di porre fine al blocco navale imposto all’Iran, revocare le sanzioni sulle esportazioni di petrolio e sbloccare gli asset iraniani congelati all’estero, per un valore stimato di almeno 12 miliardi di dollari.
La tabella di marcia prevede che le misure richieste agli Stati Uniti vengano avviate nei primi quattro o cinque giorni. Se le condizioni saranno rispettate, il sesto giorno dovrebbe iniziare il processo di riapertura di Hormuz e il ripristino del traffico marittimo. Il settimo giorno sarebbe quindi dedicato all’avvio di nuovi negoziati tra Stati Uniti e Iran sulle questioni concordate dalle due parti, compreso il programma nucleare iraniano.
Il presidente dell’Iran, Masoud Pezeshkian, ha confermato che Teheran è disposto a tornare al tavolo dei negoziati. In un’intervista alla CBS ha spiegato che il processo potrebbe partire immediatamente dopo l’accettazione americana dell’intesa, ribadendo però che l’Iran non intende accettare pressioni o minacce.
Sul dossier nucleare rimangono comunque profonde distanze. Trump continua a sostenere che l’Iran non debba arrivare a possedere un’arma nucleare, mentre un alto funzionario iraniano ha dichiarato a Reuters che Teheran non sarebbe disposto a fare concessioni sui propri diritti, compreso quello all’arricchimento dell’uranio. Pezeshkian ha invece affermato che l’Iran è pronto a discutere il proprio programma nucleare e altre questioni, purché il confronto avvenga senza “coercizioni”.
La novità delle ultime ore è che, secondo Araghchi, il rifiuto pronunciato da Trump non è stato ancora trasformato in una comunicazione diplomatica formale. “Stiamo aspettando che i mediatori ci comunichino le posizioni definitive”, ha scritto il ministro degli Esteri iraniano, aggiungendo che Teheran prenderà una decisione sulla base della risposta ufficiale. Allo stesso tempo, ha ribadito che qualsiasi passo verso la riapertura di Hormuz resta subordinato al rispetto delle condizioni iraniane e che una soluzione negoziata è, secondo Teheran, l’unica strada per superare l’attuale stallo.
Il quadro resta quindi sospeso tra diplomazia e conflitto. La guerra, iniziata il 28 febbraio con gli attacchi statunitensi e israeliani, ha già pesantemente ridotto il traffico attraverso Hormuz e provocato ripercussioni sui flussi energetici e sull’economia globale. Le tensioni militari proseguono mentre Washington e Teheran continuano a scambiarsi minacce e condizioni. Secondo il Wall Street Journal, Trump sarebbe inoltre scettico sulla possibilità che l’Iran accetti le richieste americane e avrebbe detto ai suoi collaboratori di aspettarsi una possibile ripresa dei bombardamenti dopo le elezioni di midterm di novembre.